giovedì 28 maggio 2015

OTTAVA GIORNATA - CONCLUSIONE

OTTAVA GIORNATA – CONCLUSIONE

Appena Dioneo ebbe finita la sua novella, Lauretta, perché era terminato il periodo del suo regno, dopo aver commentato il consiglio di Pietro Canigiano e la sagacità di Salabaetto, si tolse la corona e la pose in testa ad Emilia. Elogiò la di lei bellezza e si augurò che le sue opere fossero pari alla sua bellezza.
Emilia, sentendosi elogiare pubblicamente , cosa che le donne desideravano sommamente, si vergognò un poco ed il suo viso si colorì come le rose appena sbocciate, sul far dell’aurora.
Quando il rossore scomparve dal viso, chiamò il siniscalco e gli diede i suoi ordini.
Poi, rivolgendosi alle donne,  disse loro che, come i buoi, i quali, dopo aver lavorato sotto il giogo per buona parte del giorno, venivano lasciati liberi di andare al pascolo per i boschi, come i giardini ricchi di varie piante erano belli al pari dei boschi di querce, così , dopo che per tanti giorni erano stati costretti a narrare rispettando un tema prestabilito, ella riteneva che fosse giusto ed opportuno vagare con la fantasia per riprendere forza.
Aggiunse che l’indomani ognuno avrebbe narrato novelle a tema libero, come gli sarebbe piaciuto. Era sicura che le novelle sarebbero state ugualmente graziose. In quel modo il suo successore nel reame avrebbe potuto più facilmente riportare la narrazione nelle leggi stabilite.
Detto ciò, liberò ognuno fino all’ora di cena.
La decisione della regina piacque a tutti. Poi si alzarono e chi si dedicò ad una cosa, chi ad un’altra: le donne a fare ghirlande e a scherzare, i giovani a giocare e a cantare, così impegnati fino ad ora di cena.
Alla fine la regina, secondo le abitudini, comandò a Panfilo di cantare una canzone.
Panfilo cominciò cantando una canzone che celebrava l’amore appagato e gioioso.
Il giovane si rivolgeva ad Amore e diceva :
 “ Amore, sono felice di ardere nel tuo fuoco,
 tanti sono il piacere e l’allegrezza che sento.
 L’allegria che sento nel cuore,
 per la gioia che Amore mi ha recato,
 è tanta che, non potendovi più entrare,
 esce da fuori.
Nel viso sereno
 mostro il mio lieto stato,
 perché, essendo innamorato,
 sto volentieri dove brucio.
 Io non so dimostrare col canto,
 né col disegno, o Amore,
 quello che sento,
 e se pure lo sapessi, è meglio celarlo,
 perché se fosse conosciuto,
 si trasformerebbe in tormento:
 ma sono contento così,
perché ogni parola sarebbe  insufficiente
ad esprimerne anche una minima parte.
Chi avrebbe potuto credere che le mie braccia
giungessero mai
dove le ho tenute,
 e la mia faccia si potesse accostare
 là dove si è accostata
per ottenere grazia e salvezza?
Nessuno avrebbe creduto
 alla mia fortuna; perciò io mi infoco
 e mi rallegro,nascondendo il mio amore”.
La canzone di Panfilo finì, dopo che tutti avevano fatto coro.
Tutti notarono le parole della canzone e, pur cercando di indovinare ciò che egli voleva nascondere, pur immaginando varie cose, nessuno giunse alla verità.
La regina, visto che era finita la canzone e le donne e i giovani volevano riposarsi, comandò a ciascuno di andare a dormire.



                                                        






















Finisce l’Ottava giornata del decameron; incomincia la Nona, nella quale, sotto il reggimento di Emilia, ognuno ragiona di ciò che più gli piace e più gli aggrada.






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