venerdì 12 luglio 2013

PROEMIO


Comincia il libro chiamato Decameron ,soprannominato principe Galeotto ,nel quale sono raccolte 100 novelle dette in dieci giorni da sette donne e da tre giovani uomini.


 

E’ proprio degli esseri umani avere pietà degli afflitti: soprattutto di coloro che hanno ricevuto conforto e compassione da alcuni ed io, Giovanni Boccaccio, sono uno di quelli. Infatti, dalla prima giovinezza ad oggi sono stato acceso da un altissimo e nobile amore per una donna di stirpe reale, Maria d’Aquino o Fiammetta, sebbene fossi di umile origine, infatti sono figlio di un borghese e mercante.

Questa situazione fece nascere in me una continua ansia ,che non mi dava mai tregua, non per crudeltà della donna amata, ma per un gran fuoco che bruciava la mente. Mi davano refrigerio i ragionamenti e le consolazioni di alcuni amici, che mi impedirono di morire.

Ma, così come piacque a Dio, che stabilì, come legge immutabile, che tutte le cose del mondo dovessero avere fine, il mio amore, che nessuna forza avrebbe potuto rompere o piegare, da solo diminuì, lasciando nella mente solo il piacere e la dolcezza, eliminando il dolore.

Ma, sebbene sia cessata la pena, rimane la memoria dei benefici ricevuti dagli amici e del sollievo recatomi, ricordo che non passerà mai fino alla morte.

E questa mia gratitudine la donerò alle donne leggiadre, più che agli uomini.

Esse , con timore e vergogna, tengono nascoste, nei delicati petti, le fiamme dell’amore e , oltre a ciò, costrette dalla volontà dei padri, delle madri, dei fratelli e dei mariti, trascorrono gran parte del tempo nello spazio limitato delle loro piccole camere, stando sedute quasi oziose, rimescolando i propri pensieri, che non sono sempre allegri.

E, se qualche malinconia d’amore è nella loro mente, essa vi rimane a lungo se non viene rimossa da nuovi pensieri.

Ciò non avviene negli uomini innamorati, come possiamo ben vedere.

Infatti essi hanno molti modi di alleggerire i pensieri e le malinconie d’amore; possono andare a caccia, pescare, cavalcare, giocare, dedicarsi al commercio, tutte occupazioni che li distraggono dal noioso pensiero dell’amore, fino a quando esso non diminuisce.

Dunque, perché, per opera mia, si ripari al torto fatto alle donne dalla fortuna, voglio narrare 100 novelle o favole o parabole o storie, raccontate in 10 giorni da una allegra brigata di sette donne e tre giovani, durante la passata pestilenza che ha provocato tante morti, insieme con alcune canzoni, cantate dalle predette donne per loro piacere.

In queste novelle sono raccontati diversi casi d’amore ,ambientati sia nei tempi moderni che in quelli antichi.

Le donne, leggendo queste novelle, potranno trarne diletto e, al tempo stesso, ricavarne qualche utile consiglio su cosa sia meglio fuggire, finchè non si placano le pene d’amore.

E, se questo avviene, rendano grazie ad Amore, che liberatomi dalla sofferenza ,ha consentito che mi dedicassi ai loro piaceri.

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