giovedì 5 giugno 2014

QUARTA GIORNATA - NOVELLA N.5

QUARTA GIORNATA – NOVELLA N.5

I fratelli di Elisabetta uccidono l’amante di lei; egli le appare in sogno e le mostra dove è sotterrato; ella, di nascosto, dissotterra la testa e la mette in un vaso di basilico, e, su quello, piangendo ,ogni giorno resta per molto tempo. I fratelli glielo tolgono ed ella muore di dolore poco dopo.

Finita la novella di Elissa, venne il turno di Filomena, che, ancora turbata per la fine di Gerbino e della sua donna, cominciò dicendo che avrebbe narrato di genti più umili, la cui sorte sarebbe stata ugualmente triste.
La sua storia era ambientata a Messina, dove vivevano tre giovani fratelli, mercanti, rimasti molto ricchi dopo la morte del padre, originario di San Gimignano.
Costoro avevano una sorella ,chiamata Elisabetta, molto bella e onesta, che non avevano ancora maritata.
Avevano, inoltre, in un loro magazzino, un giovane pisano ,di nome Lorenzo, che curava i loro affari.
Costui era molto bello e garbato; avendolo notato, Elisabetta se ne innamorò.
Anche Lorenzo cominciò a rivolgerle le sue attenzioni e non passò molto tempo che i due, sentendosi sicuri, cominciarono a fare ciò che entrambi desideravano.
Purtroppo non seppero incontrarsi così segretamente che il maggiore dei fratelli non si accorgesse che Elisabetta si recava là dove Lorenzo dormiva. Il malvagio, senza parlare, aspettò che venisse il giorno.
La mattina seguente raccontò ai fratelli ciò che aveva visto di Elisabetta e Lorenzo nella notte passata.
Decisero, per evitare di recare alcuna infamia alla sorella, di fingere di non sapere niente, finchè non fosse giunto il tempo di togliersi dal viso quella vergogna.
Continuarono, quindi, a ridere e a scherzare  con Lorenzo come facevano di solito, fino a quando, fingendo di andare fuori città per svago, non lo condussero con loro.
Giunti in un luogo molto solitario ,lo uccisero e lo sotterrarono, senza che nessuno se ne accorgesse.
Tornati a Messina, diffusero la voce che lo avevano mandato a fare delle commissioni in un altro paese, come talvolta accadeva.
Elisabetta, non tornando Lorenzo, sempre più in ansia, chiese ai fratelli con insistenza dove l’avevano mandato, ma ne ricevette una risposta minacciosa.
Una notte, dopo aver molto pianto per l’amato che non tornava, si addormentò spossata.
Lorenzo le apparve in sogno, pallido e spettinato, con i panni laceri e le disse che non sarebbe più tornato perché i fratelli di lei l’avevano ucciso. Le indicò il luogo dove l’avevano sotterrato e disparve.
La giovane, svegliatasi, pianse amaramente.
Decise, dunque, di andare a vedere, di nascosto dai fratelli, nel luogo indicato, se era vero ciò che le era apparso in sogno. Giunta sul luogo, scostò le foglie secche e scavò nel punto in cui la terra le sembrò meno dura.
Non dovette scavare troppo che trovò il corpo dell’infelice amante ,ancora integro, a conferma del suo sogno.
Avrebbe voluto portare con sé tutto il corpo per seppellirlo onorevolmente, ma non era possibile. Allora, con un coltello, gli staccò la testa dal busto, l’avvolse in un asciugamano e la diede ad una sua domestica.
Poi, non vista da nessuno, se ne ritornò a casa.
Quivi giunta, si chiuse in camera e tanto pianse che lavò con le lacrime la testa, coprendola di baci.
Poi, prese un grande e bel vaso, di quelli dove si pianta il basilico e ce la mise dentro, avvolta in un bel fazzoletto di seta. Copertala di terra, vi piantò parecchi piedi di basilico salernitano e innaffiava ogni giorno quel vaso con acqua di rose e di aranci e con le sue lacrime.
Aveva preso l’abitudine di sedersi sempre vicina a quel vaso e piangeva tanto, bagnandolo, che anche il basilico piangeva.
Il basilico ,sia per la cura continua sia per la decomposizione della testa che c’era dentro il vaso, divenne bellissimo e molto profumato.
Ben presto la sua tristezza e la cura che ella aveva per il vaso insospettirono i vicini, che ne parlarono con i fratelli. Costoro, di nascosto, fecero portare via il vaso di basilico.
Elisabetta, non trovandolo, più volte, con insistenza, lo chiese, ma non le fu restituito.
Dopo poco si ammalò e nella sua malattia non chiedeva altro che il vaso.
I giovani, meravigliati dell ‘insistente richiesta, vollero vedere che cosa c’era dentro. Versata la terra, videro il
drappo in cui era avvolta la testa non ancora così consumata, che impedisse il riconoscimento della testa di Lorenzo. Temendo che l’omicidio si venisse a sapere, con prudenza, fuggirono da Messina, e, trasferiti tutti i loro averi, se ne andarono a Napoli.
Elisabetta, continuando a chiedere il suo vaso, piangendo se ne morì. E così finì il suo sventurato amore.
Dopo un certo tempo la sua storia fu conosciuta e un cantastorie compose una canzone , che si cantava ancora al loro tempo e cioè
“ Quale fu l’uomo malvagio
  che mi rubò il vaso da fiori ecc.ecc”.




17 commenti:

  1. Secondo me il basilico sarebbe stato buono con un tocco di putrefazione

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  2. ma tu guarda cosa ci tocca studiare

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  3. Mi fanno spaccare i commenti hahahaha

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  4. diocane uccidete la mia professoressa

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  5. fratelli e sorelle, siamo riuniti qui perchè non abbiamo voglia di leggere le novelle dal libro dove sono scritte in una lingua a noi sconosciuta e quanto mai remota, felice di avervi qui vi auguro altre buone letture...ANDATE IN PACE

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  6. Storia che mi ha commosso, specialmente per il lieto fine gioioso e pieno di benevolenza

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