giovedì 26 giugno 2014

QUARTA GIORNATA - NOVELLA N.8

QUARTA GIORNATA – NOVELLA N. 8


Girolamo ama la Salvestra. Va a Parigi, costretto dalle preghiere della madre; torna e la trova maritata; entra nella casa di lei di nascosto e le muore a fianco; viene portato in chiesa e la Salvestra muore accanto a lui.

Emilia aveva finito il suo racconto, quando Neifile, per ordine del re, incominciò a dire che vi erano uomini molto presuntuosi che provocavano grandi mali, pensando di opporsi ai consigli degli uomini, ma facendo le cose contro natura.
Soprattutto Amore non poteva essere contrastato ed essere portato in direzione diversa da quella dove lo portava la natura. Aggiunse che voleva raccontare la storia di una donna che cercava di essere più saggia di quanto poteva e, credendo di togliere dal cuore del figlio l’amore che le stelle vi avevano messo, ne cacciò nella stessa ora l’anima e l’amore.
Come raccontavano i vecchi, in Firenze viveva un ricchissimo mercante, di nome Leonardo Sighieri, il quale ebbe da una donna un figlio che chiamò Girolamo. Poco dopo la sua nascita, sistemati i suoi affari, passò a miglior vita. La madre e i tutori curarono gli interessi del fanciullo.
Egli, crescendo, si affezionò molto alla figlia di un sarto, che abitava nella sua strada.
Crescendo, l’affetto si trasformò in amore tanto appassionato che Girolamo non si sentiva bene se non la vedeva e anch’ella non l’amava meno.
La madre del ragazzo, accortasi della cosa, molte volte lo rimproverò e lo castigò.
La donna, non riuscendo ad allontanare il figlio dalla fanciulla, credette che ,solo perché il figlio era tanto ricco, ella poteva cambiare un prugno in un melarancio .Disse, dunque, ai tutori che il figlio si era innamorato della figlia di un sarto che si chiamava Salvestra e che se non gliela toglievano d’innanzi avrebbe finito per sposarla.
Bisognava, perciò, mandare il ragazzo a fare dei lavori nell’azienda. In questo modo, non vedendola più, se la sarebbe tolta dalla testa ed avrebbe sposato una giovane di origine nobile.
I tutori, ritenendo giusto quello che diceva la donna, chiamarono il fanciullo in azienda e gli dissero che era ormai diventato grandicello ed era ormai ora che si interessasse dei suoi affari. Per questo era opportuno che si recasse a Parigi, dov’era gran parte della sua ricchezza. Colà, inoltre, avrebbe appreso i costumi dei nobili, vedendo i signori e i baroni parigini, che erano dei veri gentiluomini. Poi poteva tornarsene a casa.
Il ragazzo rifiutò di partire, ma la madre tanto disse e tanto fece che egli acconsentì a partire e a rimanere lontano solo per un anno.
Andato a Parigi, sempre innamoratissimo, per un motivo o per un altro rimase lì per due anni.
 Ritornato più innamorato che mai, trovò Salvestra maritata ad un bravo giovane che faceva le tende e ne soffrì moltissimo.  Pure, saputo dove abitava, cominciò a passare davanti a lei, secondo l’usanza degli innamorati, credendo che anche la donna non l’avesse dimenticato.
Invece le cose stavano in un altro modo.
Ella dava segno di averlo completamente dimenticato, anzi di non averlo mai conosciuto.
Di ciò si accorse il giovane che, molto addolorato, decise di parlarle egli stesso, anche a costo di morire.
Una notte, informatosi da un vicino della disposizione della casa, mentre Salvestra col marito era andata ad una veglia, di nascosto, entrò nella camera e si nascose dietro un mucchio di stoffe e di tende che erano lì.
Quando si accorse che il marito si era addormentato, si avvicinò al letto della donna e le mise la mano sul petto, chiedendole se era sveglia.
Salvestra non dormiva e, alla preghiere del giovane di non gridare, lo invitò ad andarsene.
Infatti era passato il tempo della gioventù, quando erano innamorati. Ormai era sposata e doveva accudire al marito. Lo pregava, per amor di Dio, di andarsene, di non svegliare il marito e di lasciarla vivere in santa pace.
I giovane, udendo quelle parole, provò un gran dolore. Le confermò che il suo amore non era mai diminuito per la lontananza, ma, nonostante le preghiere e le promesse, non ottenne nulla.
Alla fine, desideroso di morire, le chiese di potersi coricare al suo fianco, per potersi riscaldare un po’, perché era gelato, poi se ne sarebbe andato. La Salvestra, impietosita, acconsentì.
Il giovane si coricò al suo fianco ,senza toccarla, e cominciò a pensare al loro amore durato a lungo e alla presente resistenza di lei, e, perduta la speranza, decise di non voler più vivere. Trattenendo il fiato, senza dire una parola, al fianco di lei, morì.
Dopo un po’, la giovane, sorpresa dal suo contegno, temendo che il marito si svegliasse, lo chiamò e lo invitò ad andarsene. Non avendo ricevuto risposta, pensò che dormisse. Cominciò a scuoterlo e, toccandolo, si accorse che era freddo come il ghiaccio. Soltanto dopo averlo scosso molte volte si accorse che era morto.
La donna stette molto tempo senza sapere cosa fare. Poi raccontò, per filo e per segno, che cosa era successo al marito e gli chiese consiglio.
Il buon uomo, senza rancore verso la moglie, ritenne opportuno riportare, di nascosto, in silenzio, il morto a casa sua e di lasciarlo lì. La giovane fu dello stesso parere. Senza più parlare, rivestito il meschino , senza perder tempo, se lo caricò sulle spalle e lo portò davanti alla porta della sua casa.
Venuto il giorno, fu trovato il corpo di Girolamo. La madre molto gridò e pianse. I medici, chiamati per visitarlo, dichiararono che sul corpo non vi erano né ferite, né piaghe. Tutti furono d’accordo nel ritenere che era morto per amore.
Il corpo fu portato in una chiesa dove vennero a piangere la madre dolorosa e le vicine.
Mentre si faceva un grandissimo lamento, il buon uomo disse alla Salvestra di mettersi un mantello sul capo ,di andare alla chiesa dove era stato portato Girolamo e di mescolarsi alle altre donne per sentire se si diceva qualcosa contro di loro.
La giovane provò, in ritardo, per il giovane ormai morto, l’amore che non aveva provato per lui vivo (era incredibile immaginare quanto fossero complicate le forze dell’amore).
Alla vista di Girolamo, come vide il viso del morto, resuscitarono in lei le antiche fiamme dell’amore giovanile. Mandato un altissimo grido, si gettò sul corpo del giovane e, prima di toccarlo, il dolore, che aveva tolto la vita a Girolamo, la tolse anche a lei.
Le donne che erano intorno, vedendo che non si alzava, cercarono di aiutarla, solo dopo molto tempo capirono che era morta. Vinte dalla pietà sia per Girolamo che per Salvestra, ricominciarono a piangere molto di più.
La notizia giunse agli uomini che erano fuori dalla chiesa ed al marito di lei, che pianse a lungo, poi raccontò come erano andate le cose la notte precedente..
Tutti, allora, compresero la ragione della morte dei due e se ne addolorarono.
Ornata ,poi, la giovane morta, come si ornano i morti, la posero accanto a Girolamo.
 Infine li seppellirono nella stessa tomba. E la morte unì, in una inseparabile compagnia, loro che l’amore non aveva potuto unire in vita.
 



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