giovedì 16 luglio 2015

NONA GIORNATA - NOVELLA N.6

NONA GIORNATA – NOVELLA N.6

Due giovani sono ospitati da un tale; dei quali ,l’uno va a giacere con la figlia, e la moglie di lui senza accorgersene, giace con l’altro; quello che era con la figlia si corica col padre e gli dice ogni cosa, credendo di parlare con il compagno; fanno chiasso, discutendo insieme; la donna, resasi conto della cosa, entra nel letto della figlia e, con parole opportune, mette ogni cosa a posto.

Calandrino anche quella volta fece ridere la brigata.
Come le donne tacquero, la regina impose a Panfilo di raccontare.
Ed egli incominciò dicendo che il nome di Niccolosa, amata da Calandrino, gli aveva fatto venire in mente una novella di un’altra Niccolosa. La voleva raccontare perché potessero vedere come, con un rapido accorgimento, una saggia donna aveva evitato un grande scandalo.
Nella piana di Mugnone vi fu, non era ancora passato molto tempo, un buon uomo che dava ai viandanti da mangiare e da bere a pagamento e, sebbene fosse povero e avesse una piccola casa, in caso di necessità, ospitava qualche conoscente.
Egli aveva per moglie una donna molto bella e  due figli; la prima era una giovinetta bella e leggiadra, di quindici anni, che non aveva ancora marito. Il secondo era un bambino piccolo, che non aveva ancora un anno, che la madre stessa allattava.
Della giovane si era perdutamente innamorato un giovinetto gentile e garbato di Firenze ,che passava spesso per quella contrada. Anch’ella si rallegrava di essere amata da un giovane così bello e man mano si innamorava sempre di più.
Essi si sarebbero uniti da tempo se Pinuccio, come si chiamava il giovane, non avesse temuto il biasimo per la giovane e per sé stesso. Ma ,aumentando, giorno per giorno,l’ardore reciproco, Pinuccio desiderò di incontrarsi con lei.
Pensò, allora, di farsi ospitare dal padre di lei. Poiché conosceva bene la disposizione della casa, riteneva che si potesse incontrare con la ragazza, senza che nessuno se ne accorgesse.Subito si adoperò per attuare il suo progetto.
Con un suo compagno, chiamato Adriano, che sapeva del suo amore, presi a nolo due ronzini e poste sopra due valigie, forse piene di paglia, uscì da Firenze. Giunsero, dopo un lungo giro, alla piana di Mugnone che era già notte.
Fingendo di tornare dalla Romagna, si diressero verso le case e bussarono alla casa del buon uomo, il quale, riconoscendoli, aprì subito la porta.
Pinuccio lo pregò di ospitarli per quella notte perché ,data l’ora tarda, non potevano più entrare in Firenze.
L’oste gli rispose che non era così agiato da poter albergare uomini importanti come loro, tuttavia, data l’ora in cui erano giunti e l’impossibilità di poter andare altrove, li avrebbe ospitati volentieri, come poteva.
Smontati, dunque, i giovani ed entrati nell’alberghetto, prima sistemarono i loro ronzini poi, avendo portato con sè la cena, cenarono insieme all’oste.
L’oste aveva soltanto una cameretta assai piccola, nella quale erano tre lettini, messi come meglio aveva potuto. Due erano su una faccia della stanza e il terzo sull’altra, non rimaneva neanche un po’ di spazio. Il migliore di quei tre letti l’uomo lo fece sistemare per i due giovani e li fece coricare.
Dopo un po’ di tempo, mentre i due giovani fingevano di dormire, in uno dei letti rimasti fece coricare la figlia e nell’altro entrò lui con sua moglie, la quale accanto pose la culla, in cui teneva il figlioletto.
Disposte così le cose, Pinuccio, vedendo che tutti si erano addormentati, silenziosamente si alzò, se ne andò nel lettino dove riposava la giovane amata e le si mise a fianco.
La giovane, sebbene un po’ spaventata, lo accolse ben volentieri e fece l’amore con lui, come entrambi da tempo desideravano.
Mentre Pinuccio stava con la giovane, una gatta fece cadere alcune cose, provocando un rumore che svegliò la donna, la quale prontamente si alzò per vedere cosa era. Anche Adriano si alzò per un bisogno naturale e ,per andare a fare i suoi bisogni ,si trovò tra i piedi la culla, che gli impediva il passaggio. Allora la prese, la tolse dal posto in cui stava , la pose al lato del letto dove egli dormiva, e se ne ritornò nel suo letto.
La donna, accortasi che era caduta una roba di poco conto, senza accendere il lume, dopo aver sgridato la gatta, se ne tornò nella cameretta e, a tendoni, andò nel letto dove dormiva il marito. Ma non trovò la culla.
 Pensò, allora, di essere andata nel letto dei due ospiti. Proseguì e, trovata la culla, si coricò nel letto nel quale dormiva Adriano, convinta di coricarsi con il marito.
Adriano, che non si era ancora addormentato, la ricevette ben lietamente e ,senza parlare, si accoppiò con lei, con gran piacere della donna.
Frattanto, Pinuccio, temendo che il sonno lo sorprendesse accanto alla giovane, ormai sazio, si alzò per ritornare al suo letto.Giunto là, trovando la culla, pensò di essere nel letto del padrone di casa, per cui, andato un po’ più avanti, si coricò insieme all’oste, svegliandolo. Credendo di avere accanto Adriano ,disse “ Amico mio, ti dico che non ci fu mai cosa più dolce della Niccolosa! Per il corpo di Dio, ho provato con lei il più grande piacere che un uomo potesse mai avere da una donna e ti dico che mi sono accoppiato con lei per sei volte, da quando me ne sono andato da qui”.
L’oste, udendo quelle parole, prima si chiese che facesse Pinuccio nel suo letto, poi, turbato, disse “ Pinuccio, sei stato molto villano, non so perché mi fai questo; per Dio, te la farò pagare”.
Pinuccio, che era un giovane saggio, accortosi del suo errore, non cercò di appianare la cosa, ma rispose con arroganza.
La moglie, credendo di parlare con il marito, disse ad Adriano “Oimè. Senti che i nostri ospiti stanno litigando”.
Adriano, ridendo, le consigliò di lasciarli stare, ché sicuramente avevano bevuto troppo la sera prima.
La donna, riconosciuta la voce del marito,e udendo Adriano, immediatamente comprese dove era stata e con chi; perciò, saggiamente, senza dire una parola, subito si alzò. Presa la culla del figlioletto, non essendovi nella camera alcun lume, portò la culla accanto al letto dove dormiva la figlia e si coricò con lei.
Poi, fingendo di svegliarsi per il rumore fatto dal marito, lo chiamò e gli chiese che cosa diceva con Pinuccio.
Il marito rispose “ Non senti tu ciò che egli dice di aver fatto, stanotte, alla Niccolosa?”.
La donna, di rimando, disse” Egli mente perché non è giaciuto con la Niccolosa; infatti mi coricai io vicino a lei e, dopo, non ho potuto più dormire e tu sei una bestia perché gli credi.
Voi bevete tanto la sera che, poi, la notte andate in giro senza accorgervene e vi sembra di fare cose straordinarie. E’ un peccato che non vi rompiate il collo! Ma che fa lì Pinuccio, perché non è nel suo letto?”.
Dal canto suo, Adriano ,comprendendo che la donna, saggiamente, copriva la sua vergogna e quella della figlia, disse “ Pinuccio ,te l’ho detto cento volte di non andare in giro . Per questo tuo vizio di alzarti nel sonno e di ritenere vere le cose che sogni, prima o poi passerai un guaio. Torna qui e datti pace”.
L’oste, udendo ciò che diceva la moglie e ciò che diceva Adriano, cominciò a credere che veramente Pinuccio stesse sognando, perciò, presolo per una spalla, lo scosse per svegliarlo e riportarlo nel suo letto.
Pinuccio, avendo compreso ciò che avevano detto, finse di stare ancora sognando e farneticando, provocando le risa del padrone di casa.
Alla fine ,svegliandosi, chiamò Adriano, chiedendogli dove fosse, e Adriano gli rispose.
Pinuccio, mostrandosi ancora tutto intondito, alla fine si alzò dal fianco dell’oste e se ne tornò nel letto con Adriano.
Venuto il giorno e alzatisi tutti, l’oste si mise a ridere e a scherzare di Pinuccio e dei suoi sogni.
Così ,tra un motto e un altro, i due giovani, preparati i ronzini, caricate le valigie, rimontati a cavallo, se ne tornarono a Firenze, tutti soddisfatti per come erano andate le cose.
In seguito, trovati altri modi, Pinuccio si incontrò nuovamente con la Niccolosa, che diceva alla madre che il giovane certamente aveva sognato.
Invece, la donna, ricordandosi degli abbracci di Adriano, diceva tra sé che era stata ben sveglia.







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