giovedì 21 agosto 2014

QUINTA GIORNATA - NOVELLA N.4

QUINTA GIORNATA – NOVELLA N.4

Ricciardo Manardi è trovato da messer Lizio da Valbona con la figlia, la quale egli sposa e col padre di lei rimane in buona pace.

Mentre le compagne lodavano la novella di Elissa, la regina fece cenno a Filostrato di raccontare la sua.
Egli, ridendo, iniziò dicendo che, dopo aver rattristato le donne con i suoi crudeli ragionamenti, adesso voleva rallegrarle con una novelletta breve e a lieto fine.
Non molto tempo addietro viveva in Romagna un cavaliere molto per bene, chiamato messer Lizio da Valbona,
al quale, ormai vecchio, nacque una figlia dalla moglie, di nome madonna Giacomina.
Ella era bella e gentile ed era molto amata dai genitori che le volevano far fare un buon matrimonio.
Frequentava la casa di messer Lizio un bel giovane, appartenente alla famiglia dei Manardi di Brettinoro, chiamato Ricciardo. Egli si innamorò ardentemente della bellissima giovane, ma teneva nascosto il suo amore.
La ragazza se ne accorse e cominciò ad amarlo anch’ella.
Finalmente un giorno Ricciardo le rivolse la parola e le chiese di incontrarsi per non farlo morire d’amore.
Ella gli rispose di indicarle che cosa poteva fare per incontrarsi. Il giovane ,dopo aver pensato a lungo, la pregò di andare di notte sul verone che affacciava sul giardino del padre, dove avrebbe potuto raggiungerla di notte, sebbene il verone fosse molto alto.
Subito Caterina rispose che avrebbe cercato di andare lì a dormire, se il giovane le prometteva che sarebbe venuto. Ricciardo le assicurò di si, poi si baciarono una sola volta ed andarono via.
Il giorno seguente, essendo quasi la fine di maggio, la giovane si lagnò con la madre che la notte non aveva potuto dormire per il gran caldo. La madre rispose che non le sembrava che facesse tanto caldo.
Al che Caterina rispose che le donne giovani sentivano più caldo di quelle attempate e che voleva mettere un lettino sul verone, al lato della camera del padre, sul suo giardino , per dormire. Aggiunse che lì avrebbe potuto sentir cantare gli usignuoli e sarebbe stata molto più al fresco che in camera della madre.
Messer Lizio, poiché era vecchio, era un po’ burbero e disse “ Quale usignuolo è questo dal cui canto si vuol far addormentare? Io la farò addormentare col canto delle cicale”.
Udendo ciò Caterina la notte seguente non dormì per niente e non fece dormire nemmeno la madre, lagnandosi per il gran caldo.
Madonna Giacomina, intervenendo presso il marito, affermò che non c’era niente di male se la figlia voleva dormire sul verone e sentir cantare gli usignuoli e così ottenne il permesso.
La giovane, immediatamente ,si fece preparare un letto e attese a lungo Ricciardo per fargli segno che la notte seguente sarebbe andata a dormire sul verone.
Messer Lizio, accertatosi che la figlia se ne era andata a letto, chiusa la porta della sua stanza, che affacciava sul verone, se ne andò a dormire.
Ricciardo, come sentì che tutto era tranquillo, con gran fatica, con una scala, appoggiandosi a delle sporgenze del muro, arrivò sul balcone, dove fu accolto con grande amore da Caterina.
Trascorsero tutta la notte prendendo piacere l’uno dall’altra, facendo cantare più volte l’usignuolo.
Essendo già vicino il giorno, stanchi per le fatiche d’amore, senza nulla addosso, si addormentarono.
Caterina aveva il braccio destro intorno al collo del giovane, la mano sinistra su quella cosa che le donne si vergognano di nominare davanti agli uomini.
Mentre così dormivano, giunto il giorno, messer Lizio, svegliatosi, aperta la porta ,volle vedere come l’usignuolo aveva fatto dormire bene la figlia. Scostata la tenda che circondava il letto, vide i due giovani nudi e abbracciati, come sopra descritto.
Chiamò la moglie e le disse di andare a vedere che la figlia era talmente desiderosa dell’usignuolo che se l’era preso e se lo teneva in mano.
Madonna Giacomina corse e , scostata la tenda, poté vedere come la figlia avesse preso l’usignuolo che tanto desiderava di udir cantare.
La donna stava per gridare e inveire contro Ricciardo, che l’aveva ingannata, ma il marito le disse di tacere perché la figlia l’aveva preso e se lo sarebbe tenuto. Ricciardo era un giovane gentile e ricco e poteva essere un buon marito. Se si voleva allontanare con le buone doveva prima sposarla, dopo aver messo l’usignuolo nella gabbia di lei e non di altre.
La donna, vedendo il marito sereno e la figlia tranquilla per aver passato una buona notte, avendo preso l’usignuolo, tacque.
Ricciardo, al risveglio, accortosi che era giorno, temendo di morire, chiamò Caterina, le chiese come dovevano fare.
Il padre, scostando la tenda, rimproverò il giovane, che si scusava e chiedeva perdono, tremando per la paura, accusandolo di aver tradito la fiducia che aveva in lui. Aggiunse che ,tuttavia, comprendeva che era stato trasportato dalla giovinezza  e che , per salvare la situazione, doveva prendere Caterina come legittima sposa e tenerla sempre con sé; solo in questo modo avrebbe potuto salvarsi, in caso contrario ,poteva raccomandare l’anima a Dio.
Mentre si dicevano tali cose, Caterina lasciò l’usignuolo e cominciò a piangere, pregando sia il padre di perdonare il giovane, sia Ricciardo di accontentare il padre, in modo da poter avere altre notti come quella.
Ma non ci fu bisogno di molte preghiere perché  Ricciardo, sia per la paura di morire, sia per l’ardente amore e il desiderio per la donna, subito accettò la proposta di messer Lizio.
Il padre, fattosi dare da madonna Giacomina uno dei suoi anelli, senza muoversi, sposò Caterina con Ricciardo.
Fatto ciò , i due genitori si allontanarono, lasciando soli i giovani, che si abbracciarono e ricominciarono a fare l’amore per altre due volte, fino a tardi..
Poi si alzarono e presero accordi con messer Lizio per il matrimonio che fu celebrato, con grande festa, in presenza di parenti e amici, pochi giorni dopo.
E vissero in pace a lungo, andando a caccia di usignuoli, di giorno e di notte, come vollero.




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