Un viaggio nel tempo: rapporti tra storia, letteratura, agricoltura, natura: “Italia
felix” e curiosità
Prima puntata
Incipit
Fin
da bambina ho sempre provato una grande attrazione per la terra, intesa come
zolle di terra, scure, morbide, cedevoli, pronte ad accogliere le tenere radici
delle piantine, che raccoglievo lungo i bordi dei giardini. La mia è una
origine contadina, sono, infatti, nipote di Michele De Lisa, nato a Sassano,
zona montuosa del Vallo di Diano, territorio prevalentemente agricolo.
Mio
nonno, partito con le milizie italiane per la campagna di Russia, durante la
prima guerra mondiale, è scomparso senza lasciar traccia di sé. Mia nonna,
Carmela Libretti, una delle tante “vedove bianche”, rimasta sola, spesso
riuniva intorno al camino noi nipoti e raccontava episodi della sua vita col
nonno nel paesello di Sassano, dove molti abitanti erano contadini. Nella prima
parte della mia vita, presa dalla mia attività di Docente e poi di Dirigente
Scolastica ho avuto poco tempo per dedicarmi ai miei interessi agricoli. Dopo
il pensionamento ho potuto impegnarmi nella coltivazione della terra, dopo aver
investito nell’acquisto di una piccola proprietà terriera i compensi della mia
liquidazione e di quella di mio marito, Arturo Coscioni. Nasce, così, l’idea di
accompagnare i piccoli tentativi di un agricoltore in erba, con la storia
dell’agricoltura, dalle origini fino ai
nostri tempi, con tante imperfezioni, ma con tanto amore.
Ho ritenuto opportuno
inserire nel mio Blog “Il Decameron a puntate”, seguito, ormai, da più di due
milioni di persone, il lavoro da me svolto in relazione al mondo
dell’agricoltura, con tutte le sue sfaccettature. Ho pensato di proseguire con
la tecnica del racconto a puntate, in modo da non appesantire troppo la
lettura.
Nell’unire la teoria alla pratica, mi diverto un sacco immaginando di
fare uno strano viaggio attraverso il tempo, in compagnia di ESIODO, uno dei
più antichi poeti greci. Vive tra l’VIII e il VII sec.a.c. Il padre proviene da
Cuma, in Asia Minore, si sposta, poi, in Beozia, dove nascono i due figli,
Perse ed Esiodo. Da ragazzo fa l’agricoltore, conducendo una vita dura e
laboriosa. Quando muore il padre, gli viene sottratta l’eredità paterna dal
fratello, Perse, contro cui sostiene un processo. Scrive “LE OPERE E I GIORNI”,
in cui fornisce consigli utili per l’agricoltura e per la vita quotidiana.
CAP.I
E’
da tanto che mi ritorna alla mente questo pensiero, cioè seguire, fin dai tempi
più antichi la coltivazione della terra, talvolta trascurata e in molti tratti
abbandonata. Dai testi di storia ho appreso che nell’età preistorica e nell’età
della pietra l’uomo è stato dedito al nomadismo. Non ha avuto una sede fissa,
ma si è spostato continuamente. Ha vissuto di caccia e di pesca ed ha raccolto
e mangiato radici. AL NEOLITICO, ossia all’ultimo periodo dell’età della
pietra, con la fine delle glaciazioni, si fa risalire l’origine dell’agricoltura,
e precisamente della capacità di coltivare i terreni. La coltivazione della
terra ha favorito il processo di sedentarizzazione della specie umana, lo
sviluppo di forme di vita collettive come i villaggi e le città. Si è
cominciato ad addomesticare il bestiame, come bovini e capre, che forniscono
carne e latte. Si è abbandonato gradatamente il nomadismo. Si è iniziato a
lavorare la pietra per costruire i primi utensili come falcetti, vanghe, bastoni
da scavo. L’uomo ha modificato il paesaggio naturale e si è verificata la
“Rivoluzione agricola”. Le prime zone toccate dalla Rivoluzione sono state la
Mesopotamia e la Cina, fino a raggiungere tutta l’Europa, all’incirca nell'anno1000(doc.studenti.it/appunti/storia/neolitico). Fantasmi del passato mi
inseguono e mi spingono su una strada impervia. Chiudo gli occhi ed inizio il
mio cammino all’indietro. Ed eccomi in un luogo tanto, tanto distante nello
spazio e nel tempo. Indietreggiando, indietreggiando giungo nell’età omerica, e
precisamente intorno al principio del VII sec. a.C.
E’ in questa età che
faccio l’incontro che tanto desideravo. Mi imbatto, infatti, nel poeta epico ESIODO.
Egli è vissuto ad Ascra, nella Beozia. E’ stato contadino e pastore e nel
trattato “Le Opere e i Giorni” ha scritto della sua vita modesta e laboriosa.
In esso nobilita il lavoro manuale e dà consigli riguardanti l’agricoltura.
Nessun incontro poteva essere più gradito per me che, da tempo, cercavo dei
punti di riferimento e delle guide sul mondo antico, quando si viveva
esclusivamente di agricoltura, di caccia e pesca.
Sono, ormai, immersa in un mondo
incantato e immagino che Esiodo mi prenda per mano e mi porti alla scoperta
della vita quotidiana degli uomini nei secoli, con l’esaltazione del lavoro nei
campi. Mi parla delle cinque età dell’uomo, dall’età dell’oro, quando l’uomo
era felice, senza il bisogno di lavorare, perché la terra produceva
spontaneamente tutto quello che gli serviva. Passa, poi, all’età dell’argento,
segue l’età degli eroi, ancora l’età del bronzo, ed, infine, l’età del ferro,
in cui la mia guida vive. Questa età è caratterizzata dalla sofferenza,
dall’ingiustizia e dal fatto che l’uomo deve lavorare per sopravvivere.
L’opera
ha un carattere didascalico e descrittivo. Ha una funzione di utilità pratica,
con una serie di consigli sulle attività agricole da svolgere nelle singole stagioni.
Esiodo dedica una particolare cura alla descrizione, nei minimi dettagli, del
mondo agreste, che conosce perfettamente. Sa che l’agricoltura è, prima di
tutto, fatica e lavoro, cui può seguire un momento di gratificazione, dato dal
godimento dei frutti del proprio operato. E insieme riflettiamo sulla gioia che
prova il contadino quando vede che la pianta ha attecchito e comincia
a crescere, fino al momento del raccolto. Questa sensazione “Intender non la
può chi non la prova”.
Ormai sono completamente immersa nel mondo della storia, della fantasia. Mia guida e mio maestro è Esiodo, che mi accompagna e mi conduce
per mano. Nei “ GIORNI”, in cui descrive i vari cicli delle stagioni e dei
relativi lavori della campagna, mi fa conoscere la figura del modesto
proprietario terriero. Mi fornisce la descrizione del piccolo imprenditore
agricolo, che sa coltivare ed amare la sua terra e amministrare l’ordine della
famiglia (Wikipedia). Viene esposta una serie di consigli relativi
all’agricoltura. Bisogna seminare, spingere l’aratro, badare al raccolto. Ogni
opera deve essere compiuta al momento giusto, se non si vuole andar chiedendo
pane ai vicini. Bisogna avere in casa un bue e una serva comprata, che curi gli
animali (Romagnoli), riporre in ordine tutti gli attrezzi, non rimandare a
domani le cose che puoi fare oggi. L’uomo che sempre rimanda non riempie il
granaio, l’assidua cura dà frutto. Iniziamo, poco dopo, il lungo viaggio che ci
porterà attraverso i secoli a conoscere i più grandi scrittori del passato, che
hanno fermato la loro attenzione sui fenomeni della natura e sulla cura della
terra.
Lentamente, passo passo, ce ne andiamo, non volendo trascurare nessuno
degli autori più significativi. Esiodo mi spiega che l’inizio della età del
ferro sia in Italia che in Grecia vede una grande rivoluzione. L’aratro di
ferro e gli altri attrezzi, fabbricati nel nuovo metallo, incrementano
l’attività agraria, fino ad allora portata avanti solo con l’uso delle braccia.
Si affermano, allora, le piccole comunità agricole, economicamente
indipendenti, piccole tenute, possedute da contadini. Piccole opere di irrigazione
e canali sono costruiti, in quanto necessari, quasi ovunque. Dopo un anno di
coltivazione la terra viene lasciata a
maggese per un altro anno, viene arata in autunno, in primavera e in estate. La
produzione di frumento, lino e verdure viene integrata dall’arbicultura,
dall’olivocultura, dalla viticultura e,
specialmente, dalla pastorizia.
CAP.II
Nell’età
classica nascono le prime tenute capitalistiche, tuttavia le piccole tenute
rimangono la regola nella madrepatria e anche in Sicilia (The Oxford Classical
Dictonory- trad. ital. Edizioni Paoline). Legata alla vita di campagna è la FAVOLA,
di origine umile e popolaresca. Creatore del genere è ESOPO, figura avvolta
dalla leggenda. E’ vissuto nel VI secolo a.C. in Frigia. E’ stato uno schiavo,
nano, bruno e gobbo. Da questa condizione deriva il carattere della sua favola,
testimonianza di chi conosce la povertà e le difficoltà degli umili. Dal popolo
di Delfi, accusato ingiustamente di furto, è fatto precipitare da una rupe.
Acuto osservatore, adopera le favole degli animali per colpire i vizi degli
uomini, con intento morale ed educativo. Il “Corpus di favole”, raccolto da
Demetrio, si è ampliato fino a raggiungere il numero di circa 500. La favola
esopica viene studiata nelle scuole (Skuola.net). E’ legato alla mia guida, che
scrive la favola greca più antica, “L’usignolo e lo sparviero”.
Mentre ci
spostiamo, Esiodo
mi parla della favola del contadino, scritta da Esopo. Da essa, probabilmente,
deriva la massima “Contadino, scarpe
grosse e cervello fino”. Un contadino che aveva molti campi, sul punto di
morire, vuole che i figli curino la terra e si dedichino all’agricoltura. Egli
dice << Figli miei, io svanisco dalla vita, ma nella vigna lascio a voi
un tesoro. Scavate e facilmente
troverete quello>>. I figli scavano tutta la terra della vigna dopo la
sua morte, ma non trovano il tesoro. Frattanto, la vigna scavata produce
abbondante frutto. La Favola mostra che il lavoro agricolo è tesoro per gli
uomini. Esopo distribuisce perle di saggezza. Indimenticabile è la favola del
Topo di campagna e del topo di città:<< un tempo un topo di campagna invitò
a cena nella sua povera tana un topo di città, suo vecchio amico, offrì
all’ospite, nell’umile mensa, dei ceci e dell’uva secca e ghiande del bosco
vicino. Il topo di città toccava a stento il vile cibo con dente superbo e
disprezzava i cibi del compagno. Infine esclamò così: “Perché, o amico, fai una
vita così misera in campagna? Vieni con me in città, dove troverai una grande
abbondanza di cibo raffinato e vivrai beato senza preoccupazioni”. Il consiglio
piacque al topo di campagna e si trasferì con il compagno in una magnifica casa
di città. Qui, mentre cenavano tranquilli e sicuri e gustavano cibi raffinati,
improvvisamente risuonano i latrati dei cani e irrompono i servi. I topi
spaventati corrono per tutta la casa e cercano un rifugio. Allora il topo di
campagna dice al topo di città “Ciao, amico mio, tu resta in città con i tuoi
cibi squisiti, io torno in campagna, alla mia vita povera ma sicura”.(Latino di
base.Skuola.Net).