venerdì 16 febbraio 2024

 


        L'AGRICOLTURA nella STORIA

        "ITALIA FELIX" e CURIOSITA'

                    Settima puntata 

Siamo in piena età augustea. Ottaviano Augusto chiude il tempio di Giano e diviene garante della pace, protettore della famiglia e restauratore del "mos maiorum". Quella di Augusto viene ad essere, per la maggior parte, l'età della pace: dapprima disperatamente sospirata, cercata, invocata, poi salutata e goduta con quasi universale soddisfazione. Infatti il senso di pace è largamente diffuso in tutta la letteratura di questo periodo. Un accenno va fatto ad un personaggio di grande rilievo del periodo storico di cui discutiamo : Mecenate, il quale " alla protezione delle lettere non è soltanto indotto da ragioni di accorgimento politico, ma anche da intimo gusto d'arte " (Rostagni). 

Virgilio appoggia il programma di Augusto, enfatizzando i valori dell'agricoltura e del lavoro dei campi. Nell'umanità delicata con cui sono viste e sentite le piante vi sono i germi del grande poeta. Le "BUCOLICHE" emanano dal di dentro e dicono il sospiro di Virgilio, in un'ora affannata, per la quiete e l'oblio.....Questo spirito idillico, misto di malinconia e di serenità, dissidio che si quieta in un'armonia superiore, è il fondo nel quale guizzano le prime accese faville della Musa virgiliana. La contemplazione dei campi, l'accostarsi con palpito fraterno agli uomini della terra, alle loro gioie e più alle loro pene : ecco la fresca fonte di questa poesia.

Nelle "GEORGICHE" L'orizzonte si allarga, abbraccia l'interezza della vita umana, etica, religiosa, sociale, politica; dalla letteraria si passa ad una delle tradizioni più native di Roma, la georgica.....l'età Saturnia è veduta da un altro punto di vista, meno fittizio, più vicino al reale, più solido. Siamo sulle orme del vecchio Catone e dei prischi Latini.....La poesia del lavoro, del duro lavoro delle zolle, via via  senza posa attraverso le stagioni dell'anno, attraverso la seminagione e la piantagione: ecco ciò che Virgilio ci dà. "Labor omnia vincit improbus": tale è il vangelo bandito dal poeta e la sua legge morale (Funaioli).

Virgilio, meglio di ogni altro, interpetra il passaggio dai travagli dell'età di Cesare alle speranze dell'età di Augusto, traendone occasione per indagare il problema del dolore, del male del mondo e del destino umano.....Nelle Bucoliche, scritte durante le guerre civili, il mondo e la storia appaiono dominati dall'ingiustizia e dalla violenza, e il poeta cerca rifugio nel sogno dell'Arcadia. Nelle Georgiche, viene riconosciuto il valore morale della sofferenza e della fatica e l'amore virgiliano per la terra e per la vita degli umili si innesta, in coincidenza con il programma augusteo, sulla celebrazione dell'antica Italia agreste (L. Perelli. Storia della Letteratura latina-Paravia).       

                      

martedì 6 febbraio 2024

 



            L'AGRICOLTURA nella STORIA

            "ITALIA  FELIX" e CURIOSITA'

                             Sesta puntata

Dopo la breve digressione, ci soffermiamo a considerare che la poesia di Orazio <<è eminentemente soggettiva e personale..... nel senso.....che essa ha per oggetto di osservazione, di contemplazione e di canto, i moti interni del suo spirito, la sua formazione, in particolare la sua ricerca della sapienza (Rostagni). Dinanzi ai terribili avvenimenti del tempo (Confisca delle terre, guerra perugina ecc.)<< invece di astrarsi, come il suo tenero amico (Virgilio), in fantasie di luoghi migliori, si arrovella nel confronto tra le aspirazioni e la realtà e violentemente esprime il disgusto per la violenza e la follia delle lotte civili (Arnaldi)>>.

<<Solo in una società ricostituitasi faticosamente dopo aver infranto sanguinosamente, e a più riprese, gli schemi ideologici e le inquadrature politiche e sociali della repubblica>>, Orazio <<poté avere quel gusto della vita quotidiana, anche modesta, scoprire le bellezze di una passeggiata vespertina in mezzo ad umile gente, diventare, quale nessuno lo era stato prima di lui, il poeta,..... che era piaciuto, in pace e in guerra, ai grandi...... Che la satira di Orazio non superi in genere quei limiti di bonaria moralità e umanità a cui egli tendeva, che più di una volta non sia stata neppure satira, ma senso della vita, soprattutto dei valori della sua vita, dimostra quale equilibrio interno ed esterno egli abbia raggiunto>>(Arnaldi). 

Frattanto si avvicina, incuriosito, MARCO TERENZIO VARRONE (116 - 27 a.C.). I suoi libri del "DE RE RUSTICA" mirano a risuscitare e continuare le virtù agresti della stirpe romana, rappresentata da Catone il Censore (Rostagni). Si nota subito che Varrone ha un diverso senso di umanità verso gli schiavi, rispetto a Catone che è così disumano. infatti è benigno verso di loro, come il suo amicissimo Cicerone (Bignone)-Humanitas litterarum .A. Salvatore- Loffredo Ed.p.139).

Mentre i nostri primi incontri si allontanano, giungono altri personaggi del mondo latino. Facciamo, dunque, la conoscenza di ALBIO TIBULLO (50 a. C -19 d. C). Nasce nel Lazio rurale e nella sua raccolta, "il CORPUS TIBULLIANUM", fa l'elogio della vita rustica. E' ritenuto il poeta dei campi, visti, non come un luogo di sofferenza , ma come un locus amoenus . << Malinconica suona la musa di Tibullo: l'immagine della morte, della vecchiaia vengono sempre a turbare la gioia dell'amore. La quale in atto non c'è; c'è nella nostalgia. E col sentimento amoroso si confonde la contemplazione georgica e idillica: pace religiosa, divina semplicità dei rura, sognata solitudine campestre in compagnia della propria donna, pianto per la sua lontananza, pieno abbandono e oblio della propria persona nella persona di lei.....irrequietezza e dolore per quello che ella fa ed ella è.....ricordi di fanciullezza e, comunque del passato assai più felice del presente>>.

Manifesta un sincero amore per la campagna, considerata come il rifugio ideale di fronte alle angosce dell'amore e della guerra. Il poeta sente un forte bisogno di un rifugio, di uno spazio intimo e tranquillo in cui proteggere e coltivare gli affetti di fronte alle insidie e alle tempeste della vita.

La campagna tibulliana è, dunque, uno spazio di idillica felicità, di vita semplice e serena, pervasa da un senso di rustica religiosità. Essa rivela il suo carattere italico, col patrimonio di antichi valori agresti celebrati dall'ideologia arcaicizzante del principato. Vi è un'intima adesione ai valori tradizionali (Conte. Pianezzola. Forme e contesti della letteratura latina. Le Monnier).

lunedì 29 gennaio 2024

 

         L'AGRICOLTURA NELLA STORIA

         "ITALIA FELIX" e CURIOSITA'

                          Quinta puntata 

In questa atmosfera quasi magica viene spontaneo chiedersi quale sia l'importanza delle piante e il valore della magia in relazione ad esse. E' innegabile che le piante hanno un importante ruolo nella vita degli uomini e nella magia. Esso deriva loro in parte dal fatto che alcune erbe hanno reali proprietà curative o letali. Infatti i santoni indiani o africani erano e sono ,ancora oggi, esperti erboristi e il loro lavoro è sempre associato a incantesimi e riti magici.

Nel mondo antico le erbe per uso magico dovevano essere tagliate con un coltello di bronzo. La sacerdotessa di Didone, infatti, usava erbe che erano state tagliate con un coltello di bronzo alla luce lunare (Echi di Roma antica. Antologia della Letteratura latina. Fratelli Ferraro Editori). Tre sono le piante più sacre a Roma: IL FICUS, L'OLEA e LA VITIS, coltivate nel foro romano della Roma repubblicana. 

Il FICO ruminale è l'albero fausto da ruma, che significa mammella. E' l'albero dove si è fermata la cesta contenente Romolo e Remo, in riva al Tevere e si è fermata la lupa per allattarli. 

L'OLIVO, da cui si estrae l'olio. L'olio migliore è quello della spremitura a freddo, fatto con le ulive ancora verdi e senza muovere i noccioli. La seconda spremitura schiaccia tutto il resto. I residui del frantoio vengono usati come commestibili per le lucerne. La spremitura a freddo è conservata fino ai nostri giorni. Roma importa olio dalla Spagna, ma i benestanti usano olio del suolo italico. la macina del frantoio antico viene descritta da Plinio. Macine antiche si trovano, ancora oggi, nelle campagne. 

LA VITE, una delle piante più antiche, è stata venerata dall'uomo fin dalle epoche primitive. Il suo protettore è Dioniso per i Greci, Bacco , per i Romani. A Bacco, dio della vite e della vendemmia, è dedicato un culto e la festività del Baccanale.

Vi è ,poi, il LAURUS NOBILIS, simbolo della sapienza divina, sacro al dio Apollo. Gli antichi Romani coltivano l'alloro, ritenendolo una pianta nobile, e lo pongono sul capo dei poeti e dei generali vittoriosi nelle battaglie. Creano, così, un ornamento circolare, simbolo di gloria e di vittoria da porre sul capo. Da questa corona , chiamata "Laurea", deriva il termine "Laurea" o "Laureato", cioè cinto di alloro.

Passiamo, ancora, al ROSMARINO officinalis, impegnato anticamente in riti propiziatori e in riti funebri, perchè si credeva che allontanasse gli spiriti maligni. Se una delle piante moriva, veniva subito ripiantata. Se morivano precocemente era  segno di sventura (Piante sacre della Roma antica. gogle. com).

Divinità protettrici dell'agricoltura sono, nell'età antica. CERERE, la dea dei campi. Con Esiodo ricordiamo un canto propiziatorio alla dea Cerere, che veniva cantato durante il lavoro:

<<Proteggi il gregge insieme ai pastori 

e vadano i malanni lungi dalle mie stalle.

Lontano la brutta fame, e che avanzino l'erba e le fronde.

Che noi mungiamo poppe gonfie

e il cacio ci frutti cibo e danaro.

e siano molte le nuove agnelle, dentro il mio ovile>>. (Guida in progress. Professione insegnante. Giunti Scuola.v.3°).

SATURNO, il dio della seminagione; 

SILVANO, il dio dei boschi;

FAUNO, il dio del gregge.

giovedì 18 gennaio 2024

 


        L'agricoltura nella storia

             "ITALIA FELIX" e CURIOSITA'

                         Quarta puntata

Dalla Grecia arriva a Roma e al Sud-Italia un'ondata di cultura con la C maiuscola. Esiodo mi parla del trattato "De agri cultura" di MARCO PORCIO CATONE (234-149 a.C.) detto il Censore. Nasce a Tuscolo, nella campagna laziale, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Da fanciullo e giovinetto vive a lungo in Sabina, coltivando direttamente i campi con le sue braccia. L'opera viene composta intorno al 160 a. C. In essa viene enfatizzata la figura del buon agricoltore e del buon colono, forte e onesto, che Catone definisce "Vir bonus colendi peritus". Lo scritto vuol essere una guida per il pater familias. Contiene una serie di consigli su come disporre le piantagioni, illustra le tecniche agricole e i procedimenti di lavorazione, inserendo formule religiose, rituali e ricette di cucina.

 Lo scrittore ha tramandato anche qualche ricetta medica, di cui faceva uso per sè e per i suoi, più vicina alle pratiche di stregoneria che alla scienza medica, allora assai progredita fra i Greci: infusi di melograne acerbe, empiastri di cavoli pestati e simili. Un biografo maligno dice che, con questi sistemi, egli è campato fino a 85 anni, ma ha fatto morire la moglie e il figlio.

Continuiamo il nostro cammino, quando, dalla nebbia del passato, ecco emergere TITO LUCREZIO CARO (94-55 ? a. C.), di cui ci parla San Girolamo. Apprendiamo il suo dramma. Pare che lo scrittore sia stato colpito da follia e che si sia suicidato dopo aver preso un filtro d'amore. Nei momenti di lucidità compone il "De rerum natura", in cui parla della difficoltà del vivere nella terra che è inospitale, la vita è resa possibile dalle fatiche dell'agricoltura. La concezione epicurea viene esposta con dovizia. 

Esiodo è lietissimo per l'incontro con Lucrezio, che ha seguito il suo esempio nell'interessarsi della Natura. Mi spiega che in "Le Opere e i Giorni" ha fatto un discorso didascalico, con consigli e istruzioni per portare avanti proficuamente il lavoro. Ha inaugurato la poesia scientifica. Si sente, quindi, molto vicino a Lucrezio. E' questo il primo incontro dello spirito latino con quello greco, della cultura greca con quella romana. 

Tra le istruzioni che Lucrezio dà per la coltivazione dei campi, riprendiamo un passo dal libro IV del "De rerum natura", riguardante l'innesto. <<Esempio della semina e origine dell'innesto fu dapprima la natura stessa, creatrice di tutte le cose, poichè le bacche e le ghiande, cadute al suolo a tempo opportuno, producevano sotto i tronchi una selva di germogli, onde piacque agli uomini innestare polloni nei rami e piantare in terra nuovi virgulti per i campi. Quindi sperimentavano sempre nuove colture dell'amato campicello, e vedevano i frutti selvatici addolcirsi nella terra, dedicando ad essi, nel coltivarli, riguardi e amorose cure>>.  (Libro IV w 1361-1369).

Dopo poco, continuando per la nostra strada, incontriamo PUBLIO VIRGILIO MARONE (70 a. C- 19 a. C.), nativo di Antes, a poca distanza da Mantova. Appartiene ad una agiata famiglia di proprietari terrieri e trascorre la fanciullezza e la adolescenza nella malinconica pianura padana. La sua origine agreste lo rende particolarmente sensibile alla luce fraterna della natura e lo porta ad idealizzare la figura dell'agricoltore italico (L.Perelli- Storia della Letteratura Latina-Paravia).

La sua prima opera è "Le Bucoliche" o Ecloghe pastorali; ha come protagonisti i pastori e si  riallaccia al genere letterario dell'idillio, di cui è stato inventore Teocrito. Ricordiamo insieme la prima Ecloga, in cui Virgilio riporta il dialogo tra i due pastori, Titiro e Melibeo. Melibeo è costretto a lasciare il suo campo, per le espropriazioni delle terre ai contadini in favore dei veterani. Titiro , invece, conserva il proprio terreno, grazie all'interessamento di un uomo importante e se ne sta sdraiato all'ombra di un verde albero. Il poema virgiliano che celebra il lavoro dei campi e la natura agreste è " Le Georgiche", in quattro libri. Il poeta vuole ora appoggiare l'intento di Ottaviano di far rinascere in Italia la classe dei piccoli e medi proprietari terrieri. 

Esiodo gioisce dell'incontro in quanto Virgilio, nel primo libro, si è riportato allo spirito de "Le Opere e i Giorni". Dominano, infatti, i concetti dell'avarizia della terra e della fatica che il contadino deve compiere per vincere le forze ostili della natura. Il secondo libro tratta della coltivazione degli alberi e della vite. Vi sono, qui, tinte festose e la vita agreste è rappresentata nei suoi aspetti più lieti. Vi sono le lodi dell'Italia, terra benedetta dagli dei e dalla natura, madre delle messi e degli uomini forti. Nel terzo libro, che ha come tema l'allevamento delle api, si torna alla vita serena e attiva. Nell'opera si ha l'esaltazione del piccolo coltivatore laborioso e dei valori tradizionali Romani ( Laboriosità, frugalità, religiosità, culto della famiglia e della patria), che Ottaviano vuole ripristinare. La scena si fa più ricca. C'è Lucrezio che riesce a descrivere splendidamente il mormorio di un ruscello e la fioritura lussureggiante della primavera, la tempesta che rumoreggia nel bosco e la bellezza terribile di un temporale (Norden- Humanitas litterarum - Loffredo ed. Napoli).

Accanto c'è MARCO TULLIO CICERONE (106- 43 a. C.), che, nella attività poetica giovanile, traduce il poemetto astronomico di Arato di Soli, appunto gli "Aratea" che narra dei pronostici del tempo. Gli "Aratea", probabilmente, sono stati attentamente studiati da Lucrezio che ne trae spunti di versi e di immagini (Bignone- Humanitas litterarum- ed. Loffredo). Non dobbiamo, infatti, dimenticare che la letteratura latina ha inizio come opera di traduzione e di imitazione della letteratura greca. Frattanto Virgilio continua a dar consigli, nel "Moretum" (Appendix Virgiliana) per la coltivazione dell'orto. << Un orto c'era congiunto alla casupola, che pochi vimini e canne rinascenti, dal fusto sottile, proteggevano, limitato come estensione, ma fertile di varie erbe. nulla vi mancava........la sua coltivazione non costituiva una perdita di tempo, ma era una norma di diligente cura: se la pioggia o il dì festivo lo costringevano inoperoso nella povera casetta.....all'orto era dedicata la sua attività. Sapeva egli disporre in fila le varie piante ed affidare in grembo alla terra i semi e......incanalare con diligenza i ruscelli vicini. Qui il cavolo, qui le bietole........e la lattuga, gradita chiusura delle laute mense, qui serpeggia il cocomero e la radice si sviluppa in punta e la pesante zucca che si allarga in un ampio ventre (trad. di A.Salvatore)>>.

Ci viene incontro QUINTO ORAZIO FLACCO (65-8 a. C.) nato a Venosa, in Lucania. Il padre era liberto, di origine piccolo-borghese (L. Perelli). Ci racconta che, dopo la Battaglia di Filippi, nel 42 a. C. Mecenate gli ha fatto dono di una villa in Sabina, che è stata per lui un rifugio dalle noie e dalle brighe della vita cittadina. Seguace di Epicuro, sviluppa il tema del "Carpe diem", affermando l'ideale di una vita isolata dal mondo ostile che lo circonda. Nelle "Satire" ringrazia Mecenate per il dono della villa. Il tema della campagna e della quiete della villa è connesso al sentimento della stanchezza della vita e al desiderio di ritirarsi in sé stesso. (L. Perelli. Storia della Letteratura Latina- Ed. Paravia).

 

sabato 16 dicembre 2023



                 L'agricoltura nella storia

         "ITALIA FELIX" e CURIOSITA'

                         terza puntata

Ma è tempo di andare oltre e di seguire lo sviluppo commerciale della Grecia e delle colonie greche in Italia. L'economia greca poggia sulla proprietà terriera e sulla triade mediterranea dell'agricoltura (cereali, vite, olivo), con attenzione anche all'arbicultura. E' da tenere in conto anche l'allevamento del bestiame (suini, bovini, pollame). Esiodo sottolinea che, essendo in Grecia, le aree agricole alquanto ristrette, diventa necessario avviare scambi commerciali su larga scala. Si parla, inizialmente, di commercio interno, per passare, poi, all'esportazione delle eccedenze. Il territorio coltivabile greco è molto limitato, per poter migliorare la produzione agricola, i Greci decidono di colonizzare nuove terre fertili, con clima favorevole. L'attenzione si rivolge alle terre della Sicilia e dell'Italia Meridionale, che sono denominate "Magna Grecia". Le colonie, prima fra tutte Siracusa, a loro volta, fondano nuove colonie, definite sub-colonie, come l'attuale Reggio Calabria, Policastro Bussentino, in Campania, Vibo Valenzia in Calabria, Bari, che fonda Paestum in Campania, Crotone, Zancle (attuale Messina), Neapolis (Napoli). Gli intraprendenti coloni ellenici trovano terreno fertile nell'Italia Meridionale. Ma è la Sicilia la sede più importante della civiltà greca in Italia, soprattutto la Sicilia Meridionale e Orientale, dove si addensano le colonie più importanti. 

Dal canto suo, Roma, per più di 400 anni dalla sua fondazione, è un piccolo Stato agricolo, simile a tante altre comunità dell'Italia centrale e Meridionale. Lo Stato Romano, nei secoli V e IV a.C., è fondato su un'aristocrazia di piccoli proprietari terrieri, spesso in guerra con gli Stati vicini. La civiltà italica arcaica è improntata ad una comicità popolaresca e mordace, definita "Italicum acetum", di tipo agreste. Fra i documenti più antichi si conservano alcune formule, come i Carmina Saliaria e il carmen Arvale. Essi vengono cantati dal Collegio dei sacerdoti Salii, consacrati a Marte, considerata divinità agreste, ai Lari, protettori della casa, e ai Semoni, che proteggono la semina. 

I canti e le danze per propiziarsi il dio sono molto rumorosi e festosi. Più recente è il carmen Lustrale, tramandatoci da Catone nel " De agricoltura". E' una preghiera che il pater familias rivolge a Marte agreste per ottenere la protezione per il suo fondo e per i beni agricoli. Orazio ci parla ,poi, di antichi canti agresti, chiamati Fescennini, da Fescennium, antica città etrusca. 

Secondo Orazio ,i giovani contadini, durante le feste sacre di ringraziamento agli dei per il raccolto, sogliono scambiarsi versi salaci e scherzosi, i cosiddetti "Fescennina iocatio". Gradatamente si passa a forme teatrali più complesse, come la Atellana e la Satura, spettacolo misto di musica, danza e recitazione (Luciano Perelli- Storia della Letteratura Latina-Paravia).

Siamo pronti, ormai, per spostarci verso la civiltà Greco-Romana, ma sembra opportuno fare un rapido quadro della AGRICOLTURA DELLA ROMA REPUBBLICANA E IMPERIALE. La storia dell'Italia antica è strettamente legata allo sviluppo dell'agricoltura. Il clima per le sue varietà da regione a regione e per la sua mitezza, si presenta, infatti, adatto ai più vari tipi di coltivazione: La pianura del Po è favorevole ai seminativi; la catena degli Appennini, con la sua variata temperatura, offre ottimi terreni per vigneti e oliveti; le pianure del centro e del meridione ottime pasture e ampi campi di frumento. L'aratura è fatta di tre tempi: la prima a metà Aprile, la seconda verso il solstizio d'estate, la terza in autunno: ma le colture più difficili in primavera. Il raccolto lo si fa dal giugno ad ottobre secondo i luoghi; la falciatura si effettua per mezzo di un coltello ricurvo a manico corto o di una falce con lama a sega; la battitura del grano o a suon di bastoni o sotto i piedi di animali domestici, oppure con una pala di legno con chiodi, passata sulle spighe; il vaglio per mezzo di un largo cesto di vimini, nel quale si scuotono le spighe, oppure con una pala di legno che getta il grano in aria, perché il vento porti via la paglia (ventilabro). L'attrezzatura agricola romana resta così sempre primitiva.

Per quanto riguarda i prodotti più comuni riteniamo si debbano soprattutto ricordare, oltre al frumento, alla vite e all'olivo -base dell'agricoltura antica - il miele, usato anche per i medicamenti, frutti di vario genere ed in particolare mele, conservate anche per l'inverno o intere o a fette opportunamente essiccate. A questo punto intervengo, ricordando che in epoca moderna, intorno al 1960 , mio padre, ammalato di diabete, secondo l'antica tradizione   italica, in primavera comprava quintali di mele annurche. Le metteva in una stanza a riposare su di un letto di paglia, per mangiarle durante le stagioni seguenti. Il profumo delle mele si espandeva per tutta la casa. 

Ritornando al passato, diffuso è pure l'allevamento del bestiame. Tuttavia le piccole proprietà riescono appena a produrre per il consumo dei proprietari e , quindi, il mercato dei consumatori delle città viene rifornito importando grano ( a prezzi più bassi del grano prodotto in Italia) dalla Sicilia e dall'Egitto. I grandi latifondi sono lasciati incolti perché non conviene coltivarli, dato il basso costo del grano siciliano ed egiziano; ma vi si allevano armenti, per fornire i mercati di carne.

In EPOCA IMPERIALE nei dintorni di Roma sono praticati la coltura intensiva, per certi prodotti particolarmente richiesti dalla capitale (fiori, legumi, frutti, ecc.), e l'allevamento di buoi su vasta scala, di montoni e maiali. I miglioramenti tecnici sono rari: le attrezzature dei contadini e degli artigiani non tendono, infatti, a perfezionarsi. Basti, a tal proposito, ricordare che il contadino romano è rimasto sempre legato all'aratro senza ruote. Per il trasporto dell'olio e del vino - malgrado siano in uso presso i Galli Cisalpini botti di legno - continua ad usare le anfore tradizionali, che l'archeologia subacquea riporta ancora oggi alla luce in centinaia di esemplari. Ecco anche perché la produzione resta bassa e in certe annate la carestia assume proporzioni preoccupanti. (A.Brancati-L'uomo e il tempo-mat.da lavoro serie 1.F.H  Marhall e M.Dauron, adattamento. La Nuova Italia Editrice).

martedì 5 dicembre 2023


          L'AGRICOLTURA NELLA STORIA

          "ITALIA FELIX" e  CURIOSITA'

                           Seconda puntata

Alla fine del VII sec.a.c. e all'inizio del VI, la maggior parte della popolazione vive della terra, che è la principale fonte di ricchezza e 
l'agricoltura è la principale attività.
 Il legame tra poesia e natura diventa più forte. TEOCRITO, originario di Siracusa(310-250 a.c), nella sua poesia ci parla dei pastori della propria terra, presentandoli nel loro ambiente naturale. Egli inventa la poesia bucolica( da " bucoloi" che significa pastori). I componimenti bucolici prendono il nome di "idilli". In essi si sviluppa il genere poetico idillico/pastorale, con vere e proprie gare poetiche, che si svolgono nelle campagne tra i pastori, per alleviare la fatica. La natura funge da cornice alle azioni umane. Il paesaggio si distende con i suoi campi ed è rasserenante. Mi immergo in questo mondo magico, perdendo il senso del tempo.
 Ma Esiodo mi scuote, sottolineando che il cammino è , ancora, molto lungo.
Incontriamo, adesso, ARISTOFANE(444 - 388), che ritrae il mondo agricolo di Atene e l'opposizione tra città e campagna, che dura circa 27 anni (dal 431 al 404 a.c.) e vede lo scontro tra Sparta e Atene, per l'egemonia della Grecia (guerra del Peloponneso). Esso cambia il volto della Grecia antica. la civiltà ellenica è distrutta. La guerra e la peste fanno sì che molte persone dalle campagne si riversino in città. Il sovrappopolamento, la mancanza di cibo e di igiene, dovute all'epidemia, provocano la morte di gran parte della popolazione, compresi Pericle, la moglie e i figli. Nella primavera del 422 a.c. Cleone e Brasida, il comandante spartano, perdono entrambi la vita. In breve tempo si giunge alla firma della pace di Nicea. 
Aristofane presenta allora, alle feste Dionisie, la Commedia "La Pace", di grande attualità. Protagonista è un contadino attico, di nome Trigeo "Vendemmiatore", che, esasperato per la durata della guerra, decide di salire al cielo, a cavallo di un enorme scarabeo, per chiedere a Zeus la fine di quel flagello. Il protagonista è un contadino, precisamente un vignaiolo, rappresentante di quella categoria che, più di ogni altra, soffriva della guerra e ne desiderava la fine. Vi sono momenti di struggente poesia , evocatrice della serena vita dei campi. In essi Trigeo  palesa, dal profondo dell'animo, il desiderio di tornare nel suo campo e a dissodare il terreno con la zappa.  (vv.569).(L'attività letteraria nell'antica Grecia.Monaco Casertano Nuzzo.Ed.Palumbo).

Lentamente la vita riprende con le attività ad essa connesse. Le colture principali sono la vite e gli olivi, che forniscono  una grande quantità di olio. Si coltivano anche gli ortaggi, i legumi, le piante aromatiche. Numerosi frutteti con piante di fichi, mandorli, meli e peri allietano i terreni. meno sviluppati sono gli allevamenti, ad eccezione dei cavalli, considerati animali di lusso, e le api che producono miele, unico fornitore di zucchero, e la cera. Importante è la lavorazione del legno, utilizzato per la costruzione di case, navi e attrezzi agricoli. Nella  commedia "Le Vespe" i riferimenti alla campagna attica sono ridottissimi, ma significativi, perché forniscono informazioni sulla vita campestre del tempo. Viene introdotta l'immagine dei raccoglitori di olive, braccianti agricoli salariati, al servizio dei proprietari terrieri, che li utilizzano accanto agli schiavi nel periodo del raccolto (v.d.Biles-Olson 2015). E' una sorpresa per me che pensavo che la figura del bracciante agricolo retribuito fosse più recente.

Esiodo mi invita a proseguire. Lungo il percorso incontriamo SENOFONTE(430 - 354 a.c.) che nasce ad Atene nel 430 a.c. I suoi genitori sono proprietari terrieri. la sua vita avventurosa, la sua simpatia per Sparta, l'amicizia con Socrate gli vale l'esilio da Atene. Rimane nel Peloponneso per 20 anni. Lì diventa proprietario terriero grazie al governo spartano. E', forse, il re Agesilao a regalargli un podere a Scillunte, dove egli si dedica all'agricoltura, alla caccia ,alla pesca e alla composizione delle sue opere letterarie. Vi organizza anche feste. Matura, quindi, un amore per la serena vita di campagna e per l'organizzazione familiare. Parla della vita trascorsa nell'amministrazione della sua tenuta e della cura della terra nell'opera "L'economico", cui si rifà Virgilio nelle Georgiche. L'oiconomicos da iocos= casa e nomos= legge, è un dialogo sull'amministrazione di un azienda agricola. Il dialogo si svolge tra Socrate e il suo discepolo Critobulo, al quale Socrate riferisce quanto appreso da un esperto sull'agricoltura. In realtà Senofonte stesso è un esperto proprietario di terre e per molti anni ha condotto una grande azienda agricola a Scillunte. Nell"Economico" egli dimostra competenza e passione per l'agricoltura, attività che, in quel secolo agitato da lotte politiche, doveva costituire un'allettante alternativa alla vita tumultuosa delle città .

 Interessanti sono le notizie che Senofonte ci dà sulla famiglia e sulla condizione della donna. Sebbene l'uomo e la donna abbiano per natura ruoli diversi, essi sono considerati Esseri di uguale dignità, che hanno bisogno l'uno dell'altro per realizzare il benessere della famiglia e per educare concordemente i figli. La donna, per la prima volta nel mondo greco, è considerata compagna e non schiava del marito: a lei sono affidati, nell'azienda, compiti non meno importanti di quelli che convengono all'uomo. Questo è l'aspetto più moderno dell'0pera e ci permette di farci un'idea del tenore di vita dei Greci nel IV sec.a,c., in particolare, dell'ambiente rurale che era stato trascurato dagli altri scrittori greci.
Nell'ECONOMICO egli fa l'elogio dell'agricoltura, presentando tutti i vantaggi che essa offre, sia sul piano economico, sia su quello della salute fisica e morale, a chi la pratica. Inoltre esalta la caccia, in genere connessa con l'agricoltura, considerandola come attività propedeutica all'arte della guerra, in quanto esercita gli uomini alle fatiche estenuanti, alla veglia, al digiuno e ne irrobustisce il corpo.(R.Di Pilla- L.Roberti.Aionios peghe. Loffredo Napoli).


                              
                                             

                     

  














 


sabato 30 settembre 2023

ITALIA FELIX. Storia dell'agricoltura dall'Età della Pietra fino ai nostri giorni

 Un viaggio nel tempo: rapporti tra storia, letteratura, agricoltura, natura: “Italia felix” e curiosità

Prima puntata

Incipit

Fin da bambina ho sempre provato una grande attrazione per la terra, intesa come zolle di terra, scure, morbide, cedevoli, pronte ad accogliere le tenere radici delle piantine, che raccoglievo lungo i bordi dei giardini. La mia è una origine contadina, sono, infatti, nipote di Michele De Lisa, nato a Sassano, zona montuosa del Vallo di Diano, territorio prevalentemente agricolo.

Mio nonno, partito con le milizie italiane per la campagna di Russia, durante la prima guerra mondiale, è scomparso senza lasciar traccia di sé. Mia nonna, Carmela Libretti, una delle tante “vedove bianche”, rimasta sola, spesso riuniva intorno al camino noi nipoti e raccontava episodi della sua vita col nonno nel paesello di Sassano, dove molti abitanti erano contadini. Nella prima parte della mia vita, presa dalla mia attività di Docente e poi di Dirigente Scolastica ho avuto poco tempo per dedicarmi ai miei interessi agricoli. Dopo il pensionamento ho potuto impegnarmi nella coltivazione della terra, dopo aver investito nell’acquisto di una piccola proprietà terriera i compensi della mia liquidazione e di quella di mio marito, Arturo Coscioni. Nasce, così, l’idea di accompagnare i piccoli tentativi di un agricoltore in erba, con la storia dell’agricoltura, dalle origini fino ai nostri tempi, con tante imperfezioni, ma con tanto amore.

Ho ritenuto opportuno inserire nel mio Blog “Il Decameron a puntate”, seguito, ormai, da più di due milioni di persone, il lavoro da me svolto in relazione al mondo dell’agricoltura, con tutte le sue sfaccettature. Ho pensato di proseguire con la tecnica del racconto a puntate, in modo da non appesantire troppo la lettura.

 Nell’unire la teoria alla pratica, mi diverto un sacco immaginando di fare uno strano viaggio attraverso il tempo, in compagnia di ESIODO, uno dei più antichi poeti greci. Vive tra l’VIII e il VII sec.a.c. Il padre proviene da Cuma, in Asia Minore, si sposta, poi, in Beozia, dove nascono i due figli, Perse ed Esiodo. Da ragazzo fa l’agricoltore, conducendo una vita dura e laboriosa. Quando muore il padre, gli viene sottratta l’eredità paterna dal fratello, Perse, contro cui sostiene un processo. Scrive “LE OPERE E I GIORNI”, in cui fornisce consigli utili per l’agricoltura e per la vita quotidiana.

 


                                         CAP.I

E’ da tanto che mi ritorna alla mente questo pensiero, cioè seguire, fin dai tempi più antichi la coltivazione della terra, talvolta trascurata e in molti tratti abbandonata. Dai testi di storia ho appreso che nell’età preistorica e nell’età della pietra l’uomo è stato dedito al nomadismo. Non ha avuto una sede fissa, ma si è spostato continuamente. Ha vissuto di caccia e di pesca ed ha raccolto e mangiato radici. AL NEOLITICO, ossia all’ultimo periodo dell’età della pietra, con la fine delle glaciazioni, si fa risalire l’origine dell’agricoltura, e precisamente della capacità di coltivare i terreni. La coltivazione della terra ha favorito il processo di sedentarizzazione della specie umana, lo sviluppo di forme di vita collettive come i villaggi e le città. Si è cominciato ad addomesticare il bestiame, come bovini e capre, che forniscono carne e latte. Si è abbandonato gradatamente il nomadismo. Si è iniziato a lavorare la pietra per costruire i primi utensili come falcetti, vanghe, bastoni da scavo. L’uomo ha modificato il paesaggio naturale e si è verificata la “Rivoluzione agricola”. Le prime zone toccate dalla Rivoluzione sono state la Mesopotamia e la Cina, fino a raggiungere tutta l’Europa, all’incirca nell'anno1000(doc.studenti.it/appunti/storia/neolitico). Fantasmi del passato mi inseguono e mi spingono su una strada impervia. Chiudo gli occhi ed inizio il mio cammino all’indietro. Ed eccomi in un luogo tanto, tanto distante nello spazio e nel tempo. Indietreggiando, indietreggiando giungo nell’età omerica, e precisamente intorno al principio del VII sec. a.C. 

E’ in questa età che faccio l’incontro che tanto desideravo. Mi imbatto, infatti, nel poeta epico ESIODO. Egli è vissuto ad Ascra, nella Beozia. E’ stato contadino e pastore e nel trattato “Le Opere e i Giorni” ha scritto della sua vita modesta e laboriosa. In esso nobilita il lavoro manuale e dà consigli riguardanti l’agricoltura. Nessun incontro poteva essere più gradito per me che, da tempo, cercavo dei punti di riferimento e delle guide sul mondo antico, quando si viveva esclusivamente di agricoltura, di caccia e pesca. 

Sono, ormai, immersa in un mondo incantato e immagino che Esiodo mi prenda per mano e mi porti alla scoperta della vita quotidiana degli uomini nei secoli, con l’esaltazione del lavoro nei campi. Mi parla delle cinque età dell’uomo, dall’età dell’oro, quando l’uomo era felice, senza il bisogno di lavorare, perché la terra produceva spontaneamente tutto quello che gli serviva. Passa, poi, all’età dell’argento, segue l’età degli eroi, ancora l’età del bronzo, ed, infine, l’età del ferro, in cui la mia guida vive. Questa età è caratterizzata dalla sofferenza, dall’ingiustizia e dal fatto che l’uomo deve lavorare per sopravvivere.

 L’opera ha un carattere didascalico e descrittivo. Ha una funzione di utilità pratica, con una serie di consigli sulle attività agricole da svolgere nelle singole stagioni. Esiodo dedica una particolare cura alla descrizione, nei minimi dettagli, del mondo agreste, che conosce perfettamente. Sa che l’agricoltura è, prima di tutto, fatica e lavoro, cui può seguire un momento di gratificazione, dato dal godimento dei frutti del proprio operato. E insieme riflettiamo sulla gioia che prova il contadino quando vede che la pianta ha attecchito e comincia a crescere, fino al momento del raccolto. Questa sensazione “Intender non la può chi non la prova”. 

Ormai sono completamente immersa nel mondo della storia, della fantasia. Mia guida e mio maestro è Esiodo, che mi accompagna e  mi conduce per mano. Nei “ GIORNI”, in cui descrive i vari cicli delle stagioni e dei relativi lavori della campagna, mi fa conoscere la figura del modesto proprietario terriero. Mi fornisce la descrizione del piccolo imprenditore agricolo, che sa coltivare ed amare la sua terra e amministrare l’ordine della famiglia (Wikipedia). Viene esposta una serie di consigli relativi all’agricoltura. Bisogna seminare, spingere l’aratro, badare al raccolto. Ogni opera deve essere compiuta al momento giusto, se non si vuole andar chiedendo pane ai vicini. Bisogna avere in casa un bue e una serva comprata, che curi gli animali (Romagnoli), riporre in ordine tutti gli attrezzi, non rimandare a domani le cose che puoi fare oggi. L’uomo che sempre rimanda non riempie il granaio, l’assidua cura dà frutto. Iniziamo, poco dopo, il lungo viaggio che ci porterà attraverso i secoli a conoscere i più grandi scrittori del passato, che hanno fermato la loro attenzione sui fenomeni della natura e sulla cura della terra. 

Lentamente, passo passo, ce ne andiamo, non volendo trascurare nessuno degli autori più significativi. Esiodo mi spiega che l’inizio della età del ferro sia in Italia che in Grecia vede una grande rivoluzione. L’aratro di ferro e gli altri attrezzi, fabbricati nel nuovo metallo, incrementano l’attività agraria, fino ad allora portata avanti solo con l’uso delle braccia. Si affermano, allora, le piccole comunità agricole, economicamente indipendenti, piccole tenute, possedute da contadini. Piccole opere di irrigazione e canali sono costruiti, in quanto necessari, quasi ovunque. Dopo un anno di coltivazione   la terra viene lasciata a maggese per un altro anno, viene arata in    autunno, in primavera e in estate. La produzione di frumento, lino e verdure viene integrata dall’arbicultura, dall’olivocultura,  dalla viticultura e, specialmente, dalla pastorizia.

                          

          

                                          CAP.II

Nell’età classica nascono le prime tenute capitalistiche, tuttavia le piccole tenute rimangono la regola nella madrepatria e anche in Sicilia (The Oxford Classical Dictonory- trad. ital. Edizioni Paoline). Legata alla vita di campagna è la FAVOLA, di origine umile e popolaresca. Creatore del genere è ESOPO, figura avvolta dalla leggenda. E’ vissuto nel VI secolo a.C. in Frigia. E’ stato uno schiavo, nano, bruno e gobbo. Da questa condizione deriva il carattere della sua favola, testimonianza di chi conosce la povertà e le difficoltà degli umili. Dal popolo di Delfi, accusato ingiustamente di furto, è fatto precipitare da una rupe. Acuto osservatore, adopera le favole degli animali per colpire i vizi degli uomini, con intento morale ed educativo. Il “Corpus di favole”, raccolto da Demetrio, si è ampliato fino a raggiungere il numero di circa 500. La favola esopica viene studiata nelle scuole (Skuola.net). E’ legato alla mia guida, che scrive la favola greca più antica, “L’usignolo e lo sparviero”.

 Mentre ci spostiamo, Esiodo mi parla della favola del contadino, scritta da Esopo. Da essa, probabilmente, deriva la massima  “Contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Un contadino che aveva molti campi, sul punto di morire, vuole che i figli curino la terra e si dedichino all’agricoltura. Egli dice << Figli miei, io svanisco dalla vita, ma nella vigna lascio a voi un tesoro.   Scavate e facilmente troverete quello>>. I figli scavano tutta la terra della vigna dopo la sua morte, ma non trovano il tesoro. Frattanto, la vigna scavata produce abbondante frutto. La Favola mostra che il lavoro agricolo è tesoro per gli uomini. Esopo distribuisce perle di saggezza. Indimenticabile è la favola del Topo di campagna e del topo di città:<< un tempo un topo di campagna invitò a cena nella sua povera tana un topo di città, suo vecchio amico, offrì all’ospite, nell’umile mensa, dei ceci e dell’uva secca e ghiande del bosco vicino. Il topo di città toccava a stento il vile cibo con dente superbo e disprezzava i cibi del compagno. Infine esclamò così: “Perché, o amico, fai una vita così misera in campagna? Vieni con me in città, dove troverai una grande abbondanza di cibo raffinato e vivrai beato senza preoccupazioni”. Il consiglio piacque al topo di campagna e si trasferì con il compagno in una magnifica casa di città. Qui, mentre cenavano tranquilli e sicuri e gustavano cibi raffinati, improvvisamente risuonano i latrati dei cani e irrompono i servi. I topi spaventati corrono per tutta la casa e cercano un rifugio. Allora il topo di campagna dice al topo di città “Ciao, amico mio, tu resta in città con i tuoi cibi squisiti, io torno in campagna, alla mia vita povera ma sicura”.(Latino di base.Skuola.Net).