DECIMA GIORNATA – INTRODUZIONE
Ancora erano vermiglie alcune
nuvolette ad occidente, mentre quelle ad oriente erano diventate splendenti,
simili all’oro per i raggi solari che, avvicinandosi, le ferivano, quando
Panfilo, svegliatosi, fece chiamare le donne e i suoi compagni.
Riuniti tutti, decise con loro dove
potessero andare per divertirsi. Poi, accompagnato da Filomena e da Fiammetta,
si avviò, seguito da tutti gli altri.
Conversando piacevolmente del loro
futuro, passeggiarono a lungo. Fecero un ampio giro, e, quando il sole cominciò
a riscaldare troppo, ritornarono al palazzo. Qui si disposero intorno alla
fontana e chi volle bevve un po’,dopo che erano stati sciacquati i bicchieri.
Poi, tra le piacevoli ombre del
giardino, andarono scherzando fino all’ora di pranzo. Dopo aver mangiato e
dormito, come solevano fare, si riunirono dove piacque al re, il quale comandò
a Neifile di raccontare la prima novella della giornata.
Neifile volentieri incominciò.
DECIMA GIORNATA – NOVELLA N.1
Un cavaliere è al servizio del re
di Spagna, gli sembra di essere mal ricompensato, ; il re con grande sicurezza
gli mostra che non è stata colpa sua, ma della malvagia fortuna del cavaliere,
donandogli poi molto generosamente.
Neifile ringraziò il re perché
l’aveva invitata a narrare per prima di atti di magnificenza, la quale, come il
sole dà al cielo bellezza e ornamento, così dà luce ad ogni altra virtù.
Aggiunse che avrebbe raccontato una
novella assai leggiadra, che sarebbe stato utile ricordare.
Un tempo in Firenze, tra tanti
valorosi cavalieri, ve ne era uno, forse il migliore, di nome messer Ruggieri
de’ Figiovanni, il quale era ricco e nobile di animo.
Egli, considerata la qualità del
vivere e dei costumi del suo tempo in Toscana, vedendo che se fosse rimasto lì
il suo valore non sarebbe mai stato apprezzato, decise di andarsene per un
certo tempo al servizio di Alfonso, re di Spagna. La fama del valore del re
superava quella di tutti gli altri signori di quel tempo.
Se ne andò, dunque in Ispagna,
fornito onorevolmente di armi, cavalli e servitù ,e fu ricevuto cortesemente
dal re.
Dimorando colà messer Ruggieri,
vivendo splendidamente e facendo imprese d’armi meravigliose, si fece presto
conoscere come uomo valoroso.
Vivendo in Spagna per un buon
periodo, osservando le maniere del re, si accorse che il sovrano donava
castelli, città e baronie ora all’uno, ora all’altro con poco discernimento,
dandoli a chi non valeva nulla. A lui , che ben conosceva il proprio valore,
non aveva donato nulla.
Ritenne che ciò sminuisse la sua
fama, perciò decise di partire e domandò commiato al re.
Il re glielo concesse e gli donò,
perché la cavalcasse, un’ottima mula, la più bella che aveva, la quale fu molto
utile al cavaliere, dato il lungo cammino che doveva fare.
Il re ordinò, poi, ad un suo
servitore di accompagnare messer Ranieri, con discrezione, come se non fosse
stato mandato dal sovrano , con l’incarico di farlo parlare e di riferigli poi
tutto quello che il giovane aveva detto di lui durante il viaggio. Gli ordinò,
ancora, di far ritornare indietro messer Ranieri il giorno dopo.
Il servitore, con molta prudenza,
come il cavaliere si mise in viaggio, gli si affiancò, facendogli credere che
andava verso l’Italia.
Cavalcarono insieme, messer
Ruggieri sulla mula donatagli dal re , e l’altro, parlando del più e del meno.
Quasi alla terza ora (alle nove
circa) messer Ruggieri decise di dare riposo alle bestie.
Entrati in una stalla, tutte le
bestie, ad eccezione della mula, defecarono.
Proseguendo il cammino, giunsero ad
un fiume. Qui, mentre abbeveravano le loro bestie, la mula defecò nel fiume.
Vedendo ciò messer Ruggieri disse “ Che Dio ti punisca, bestia, ché tu sei
fatta come il signore che a me ti donò”.
Il servitore raccolse quelle
parole,e, in tutta la giornata, udì soltanto parole di somma lode in favore del
re.
La mattina dopo, mentre stavano per
partire verso la Toscana, il servitore riferì al cavaliere il comando del re e
Ruggieri immediatamente ritornò
indietro.
Il re seppe subito quello che egli
aveva detto alla mula, lo fece chiamare e gli chiese perché aveva paragonato
lui alla mula o meglio la mula a lui.
Il giovane, con sincerità, gli
disse “ Signor mio, io la paragonai a voi perché come voi donate dove non
dovreste e non date dove dovreste, così ella non defecò dove era opportuno e,
invece, defecò dove non era opportuno”.
Allora il re rispose “ Messer
Ruggieri ,il non avervi donato, come ho donato a molti che a paragone di voi
non valgono niente, non è stato dovuto al fatto che non abbia stimato voi
valorosissimo cavaliere e degno di grandi doni . La colpa è stata della vostra
fortuna che non me lo ha permesso. E’ stata lei a peccare, non io. Adesso vi
dimostrerò che dico la verità”.
A lui Ruggieri rispose “ Signor
mio, non mi turbo perché non ho ricevuto da voi alcun dono perché non ne avevo
bisogno, essendo già molto ricco. Ma sono addolorato perché non ho avuto da voi
alcun riconoscimento del mio valore. Accetto la vostra giustificazione e sono
pronto a vedere ciò che volete fare, sebbene credo che non ce ne sia bisogno”.
Il re lo condusse, dunque, in una
grande sala, dove erano due forzieri serrati e, alla presenza di molti, gli
disse
“ Messer Ruggieri, in uno di questi
forzieri vi è una corona, lo scettro ,il pomo reale e tutti i miei gioielli,
l’altro è pieno di terra. Prendetene uno, quello che avrete preso sarà vostro
.Potrete vedere chi è stato ingrato verso il vostro valore, se io o la vostra
fortuna “.
Messer Ruggieri, visto che il re
così desiderava, ne prese uno.
Il re comandò che fosse aperto e
tutti videro che era pieno di terra.
Allora il sovrano, ridendo, disse “
Potete, dunque, ben vedere, messer Ruggieri, quello che vi dico della fortuna.
Ma poiché il vostro valore merita
un riconoscimento, io mi opporrò alle sue forze. So che voi non volete
diventare spagnolo, perciò non vi voglio donare né castelli, né città in Spagna.
Voglio, invece, che sia vostro quel forziere che vi tolse la fortuna, per farle
un dispetto, affinchè lo portiate nelle vostre contrade a testimonianza del
vostro valore e vi possiate ,meritatamente, gloriare dei miei doni con i vostri
vicini”.
Messer Ruggieri lo prese e rese
grazie al re come si conveniva.
Lieto con il forziere se ne ritornò
in Toscana.
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