DECIMA
GIORNATA – NOVELLA N.7
Il re
Pietro d’Aragona ,sentito l’ardente amore che gli porta Lisa, inferma, la
conforta e poi la marita ad un gentil giovane; la bacia sulla fronte e si dice
suo cavaliere.
Fiammetta aveva
terminata la sua novella e tutti avevano commentato la magnificenza di re
Carlo, ad eccezione di una ,che era ghibellina.
Subito dopo
Pampinea, per ordine del re, cominciò a dire che nessuna persona saggia non
sarebbe stata d’accordo su quanto avevano detto del buon re Carlo, ad eccezione
di chi non gli fosse stato avverso per altri motivi, come la loro compagna. Ma
ella aveva ricordato una cosa, ugualmente degna di attenzione, fatta da un
avversario di re Carlo verso una giovane fiorentina e desiderava raccontarla.
Nel tempo in cui
i francesi furono cacciati dalla Sicilia (Vespri Siciliani 1282) viveva in
Palermo un fiorentino venditore di spezie, chiamato Bernardo Puccini, uomo
ricchissimo, che aveva avuto da sua moglie una sola figlia bellissima, già in
età da marito.
Pietro
d’Aragona, che era divenuto da poco signore dell’isola, faceva a Palermo una
bellissima festa con i suoi baroni. Mentre si faceva un torneo e il re
armeggiava alla maniera catalana, la figlia di Bernardo, il cui nome era Lisa,
da una finestra dove era con altre donne, lo vide e le piacque tanto che, dopo
averlo a lungo guardato, se ne innamorò perdutamente.
Finita la festa
la fanciulla, stando in casa del padre, non poteva pensare ad altro che al suo
grande amore.
Quello che la
turbava di più era la consapevolezza della sua umile condizione che non le
lasciava alcuna speranza di un lieto fine. Ma non poteva smettere di amare il
re, né osava per paura manifestare il suo amore..
Il re, dal canto
suo, non si era accorto di nulla e non si curava di lei, il che le procurava un
intollerabile dolore.
Aumentando
l’amore e aggiungendosi un dolore all’altro, la bella giovane, non potendone
più, si ammalò e ogni giorno si consumava come neve al sole.
Il padre e la
madre, preoccupati, con consigli continui, con medici e con medicine,
l’aiutavano come meglio potevano. Ma niente serviva perché ella, disperata per
il suo amore, aveva deciso di non voler più vivere.
Un giorno le
venne in mente di voler far conoscere al re, prima di morire, il suo amore e la
sua intenzione, con molta prudenza. Perciò pregò il padre, pronto ad
accontentarla, di far andare da lei Minuccio d’Arezzo, che era ritenuto un
finissimo cantatore e suonatore ed era stimato da re Pietro.
Bernardò lo
avvisò che Lisa voleva sentirlo un po’ suonare e cantare.
Minuccio, che
era un uomo gentile, immediatamente andò da lei , la confortò con amorevoli
parole.
Poi con la viola
suonò alcune ballate e cantò alcune canzoni che fecero ardere ancora di più
d’amore la giovane, invece di consolarla.
Lisa, dopo aver
ascoltato, disse che voleva parlare solo con lui. Dopo che tutti si furono
allontanati, ella gli disse “ Minuccio, ti ho scelto come custode di un mio
segreto, che non devi svelare a nessuno, se non a colui che ti dirò; ti prego
di aiutarmi con tutti i mezzi che sono in tuo potere.
Devi, dunque,
sapere, Minuccio mio, che il giorno che il nostro re Pietro fece una gran festa
per il suo insediamento venne visto da me, mentre torneava. L’amore di lui si
accese come un fuoco nella mia anima, tanto ardente che mi ha ridotta come tu
mi vedi. Ben sapendo che il mio amore non si conviene ad un re, non potendo né
scacciarlo, né diminuirlo, essendo tanto pesante da sopportare, ho deciso, per
soffrire meno, di morire e così farò. Proverei un gran conforto se il re lo
sapesse, prima che io muoia.
Ritenendo che tu
sia la persona adatta a fargli conoscere la mia decisione, ti voglio affidare
questo incarico e ti prego di non rifiutarlo. Quando l’avrai portato a termine,
fammelo sapere, affinchè io ,consolata, morendo mi liberi di queste pene”.
Minuccio si
meravigliò della profondità del sentimento e delle intenzioni della fanciulla,
addolorandosi moltissimo. Pensò subito a come poteva accontentarla e le disse “
Lisa, ti giuro sulla mia parola, che non sarai mai da me ingannata. Ti sei
innamorata di un così grande re e mi hai affidato una così grande impresa. Ti
offro il mio aiuto, col quale spero di poterti accontentare. Mi auguro che
,prima che passi il terzo giorno, ti possa recare notizie che ti saranno molto
gradite. Per non perdere tempo, voglio andare a cominciare”.
Poi Lisa, dopo
averlo molto pregato, lo licenziò.
Minuccio,
allontanatosi, cercò un certo Mico da Siena, abile verseggiatore, e lo pregò di
scrivere una canzonetta che diceva.
“ Muoviti,
Amore, vai dal mio signore,
e raccontagli le
pene che io sopporto;
digli che sto
per morire,
nascondendo per
timore la mia volontà.
Per pietà,
Amore, ti chiedo a mani giunte,
che tu vada dove
messer abita.
Digli che spesso
lo desidero e lo amo,
così dolcemente
mi fa innamorare;
e per il fuoco
da cui tutta sono infiammata
temo di morire;
e non vedo l’ora
di liberarmi da
una così grande pena,
che sopporto per
amor suo,
temendo e
vergognandomi;
deh! Il mio
male, per Dio, fagli sapere.
Quando, Amore,
mi innamorai di lui,
non mi donasti
l’ardire ,ma il timore
che io potessi
dimostrare il mio desiderio
ad altri se non
a lui, che mi fa tanto soffrire;
così morendo, il
morire mi pesa!
ma forse non gli dispiacerebbe
se egli sapesse
quanta pena io sento,
se avessi
l’ardire
di fargli
conoscere la mia condizione.
Poiché, Amore,
non ti piacque
di darmi tanto
coraggio,
che potessi far
conoscere a messere il mio cuore
o attraverso un
messaggero o di persona,
ti chiedo, di
grazia, o mio dolce signore,
che tu vada da
lui e gli ricordi
del giorno ch’io
lo vidi torneare ,portando
lo scudo e la
lancia con gli altri cavalieri;
lo cominciai a
guardare,
tanto innamorata
che il mio cuore perisce”.
Minuccio
accompagnò quelle parole con una musica dolce e triste come esse richiedevano.
Il terzo giorno andò a corte, mentre il sovrano era a pranzo. Il re gli chiese
di cantare qualcosa con la sua viola.
Il cantore
cominciò a cantare e a suonare così dolcemente, che tutti coloro che erano
nella sala rimasero silenziosi e incantati, il re ancora più degli altri.
Terminato il
canto, il re chiese a Minuccio da dove venisse , perché gli sembrava di non
averlo mai udito.
Minuccio rispose
che le parole e la musica erano state fatte ,che non erano ancora passati tre
giorni.
Al sovrano, che
voleva sapere chi aveva scritto quelle parole, il giovane rispose che poteva
rivelarlo soltanto a lui, in privato.
Il re,
desideroso di sapere, finito il pranzo, lo fece andare nella sua camera, dove
il cantore gli raccontò ogni cosa. Il re fu molto lusingato, lodò la fanciulla
e disse che bisognava aver compassione di lei,.
Ordinò ,dunque,
a Minuccio di riferire da parte sua alla giovane che quello stesso giorno,
verso il vespro, sarebbe andato a salutarla.
Minuccio,
felicissimo di portare a Lisa una così piacevole notizia, prese la viola e se
ne andò.
Parlando con lei
sola, le raccontò tutto e le cantò la sua canzone con la viola.
Grande fu la
gioia di Lisa tanto che, immediatamente, cominciarono a vedersi notevoli segni
di miglioramento.
Senza parlare
con nessuno, cominciò ad aspettare il vespro, quando avrebbe visto il suo
signore.
Il re, che era
liberale e generoso, avendo pensato più volte alle cose dette da Minuccio,
conoscendo bene la giovane e la sua bellezza, provò maggiormente pietà.
All’ora del
vespro, montato a cavallo, fingendo di andare a passeggio, giunse dov’era la
casa del venditore di spezie. Lì fu ricevuto nel bellissimo giardino. Dopo un
certo tempo chiese a Bernardo dov’era la figlia e se l’aveva maritata.
Lo speziale
rispose che non era maritata ed era stata ed era ancora molto malata, anche se,
in verità, negli ultimi tempi pareva miracolosamente migliorata.
Il re,
conoscendo bene la ragione del miglioramento, se ne rallegrò molto e disse che
era venuto a visitarla.
Con due compagni
e con Bernardo poco dopo andò nella camera di lei e le prese le mani, dicendo “
Madonna, che vuol dir questo? Voi siete giovane e non vi dovete abbandonare
alla malattia. Vi preghiamo che, per amor nostro, guariate al più presto”.
La giovane, sentendosi
toccare dalle mani dell’uomo che amava, sebbene si vergognasse, provò tanto
piacere, come se fosse stata in Paradiso, e gli promise che, grazie al suo
intervento, sarebbe presto guarita.
Solo il re
comprendeva le parole velate di lei, l’apprezzava ancora di più e malediceva la
fortuna che l’aveva fatta nascere figlia di un uomo umile. Dopo essersi
trattenuto con lei per un certo tempo ed averla confortata, se ne andò.
L’atteggiamento
del re e l’onore che egli aveva fatto allo speziale e alla figlia fu molto
commentato.
La ragazza,
felice per la visita del re, in pochi giorni guarì e diventò più bella di
prima.
Dopo la sua
guarigione, il re , che aveva raccontato alla regina dell’amore della giovane
per lui,un giorno, montato a cavallo, insieme a molti baroni si recò a casa di
Bernardo. Entrato nel giardino fece chiamare lo speziale e la figlia. Poco dopo
arrivò anche la regina con molte donne; ricevuta tra loro la giovane,
incominciarono una bellissima festa.
Poi il re e la
regina chiamarono Lisa e il re le disse “ Valorosa giovane, col vostro amore mi
avete recato grande onore; per questo noi vogliamo accontentarvi. Poiché siete
in età da marito, vogliamo che prendiate il marito che vi daremo. Mentre io
sarò sempre vostro cavaliere, senza volere da voi, per il vostro amore, niente
altro che un bacio”.
La giovane,
tutta rossa in viso per la vergogna, a bassa voce, disse che se la gente avesse
saputo che si era innamorata di lui, l’avrebbe ritenuta pazza, credendo che
fosse uscita di mente e che non conoscesse la sua umile condizione. Ma ben
comprendeva, nel momento in cui si era innamorata, che egli era il re e lei la
figlia di Bernardo speziale e che non poteva osare rivolgere così in alto il
suo amore. Ma ,come egli ben sapeva, nessuno si innamorava usando la ragione,
ma seguendo solo la passione e il sentimento. Perciò non poteva controllare
l’amore che provava e avrebbe provato allora e per sempre.
Poiché voleva
ubbidirgli, anche se non prendeva marito volentieri, avrebbe ritenuto caro quel
marito che egli aveva scelto per lei e lo avrebbe onorato e rispettato. Del
resto, si sarebbe gettata nel fuoco per fargli piacere. Avrebbe tenuto in
giusto conto avere il re per cavaliere e il bacio che il re voleva non lo
avrebbe concesso senza il permesso della regina. Iddio avrebbe reso grazie
della benevolenza di lui e della regina nei suoi confronti. E, a questo punto,
tacque.
Alla regina
piacque molto la risposta della giovane ,che le parve saggia, come il re le
aveva detto.
Il sovrano fece
chiamare il padre e la madre della fanciulla. Visto che erano contenti , ordinò
che fosse condotto alla sua presenza un giovane, gentile ma povero, che aveva
nome Perdicone, gli donò alcuni anelli e gli propose di sposare Lisa, cosa che
il giovane accettò ben volentieri.
Oltre a ciò, il
re , con la regina ,donò a Lisa molti altri gioielli e a Perdicone Cefalù e
Caltabellotta, due terre fertilissime, dicendo “ Ti doniamo queste terre, come
dote della donna; quello, poi, che darò a te, lo vedrai in futuro”. Poi,
rivolto alla giovane,le disse “ Ora vogliamo prendere quel frutto del vostro
amore che dobbiamo avere”. E, presole il capo con entrambe le mani, la baciò
sulla fronte.
Perdicone, il
padre e la madre di Lisa ed ella stessa ,molto contenti fecero una bellissima
festa di nozze e, come molti affermarono, il re diede alla giovane ancora altri
doni.
Il sovrano si
ritenne sempre, finchè visse, suo cavaliere e sempre, in ogni combattimento,
portò l’insegna che la giovane gli aveva donato.
Così si
conquistavano gli animi dei popoli assoggettati, si dava agli altri motivo di
operare bene e si acquistava fama eterna, cose alle quali nel loro tempo pochi
o nessuno rivolgevano l’attenzione, essendo quasi tutti i nobili divenuti
crudeli e tiranni.
Er decamerone
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